Omelie Ricorrenze Vescovo

Omelia del Vescovo per la festa di San Saturnino 2023

San Saturnino 2023 

Omelia per la Santa Messa, Basilica di San Saturnino, 30 ottobre 2023 

 Carissimi in Cristo, 

il Santo Patrono della nostra Città di Cagliari è un giovane martire che ha sopportato l’ingiustizia della condanna a morte inflitta a nome dell’imperatore e per dare onore agli dei del tempo. Egli ci ammonisce che non è lecito usare violenza in nome del potere, e neanche in nome di Dio. Gli vogliamo affidare la causa della pace nella Terra Santa, dove tanti giovani come lui muoiono e vedono il proprio futuro avvolto nel buio.  

Come ogni suo coetaneo, Saturnino pensava al proprio avvenire e lo sperava pieno di felicità, di cose belle e intense. È la ragione per cui ogni giorno facciamo le nostre scelte, preferendo qualcosa e rifiutando altro. Alcune scelte sono più importanti, perché attengono agli affetti, al lavoro, al proprio posto nel mondo, davanti alle persone care e alla comunità. La ragione della scelta è sempre la stessa: seguire un sogno, o almeno una intuizione, di verità e di vita. Possiamo dire che la fisionomia concreta della nostra personalità si definisce man mano che scegliamo, tra le tante possibilità, quelle che si adattano di più ai nostri desideri, gusti, prospettive e attese. Siamo come artigiani che plasmano il proprio destino.  

A ben pensare, però, la nostra libertà si confronta anche, se non soprattutto, con circostanze che non scegliamo. Nasciamo in tempi e luoghi, in famiglie che non scegliamo. Ci sono dati. Pensiamo anche a una malattia che ci colpisce o che affligge una persona cara. Oppure, forse soprattutto, agli incontri con certe persone. La vita è in gran parte condizionata dagli incontri, perlopiù casuali, che facciamo e che spesso lasciano in noi tracce profonde. Le scelte più importanti le facciamo in relazione alle persone che incrociamo sulle strade del nostro cammino e in rapporto all’amore che ci sostiene principalmente. Cerchiamo verità e felicità, che queste diventano strade concrete in relazione alle persone che più amiamo. La compagna o il compagno della vita, i figli, i maestri, il proprio popolo e la comunità cui ci sentiamo di appartenere. La libertà, in questo modo, si esercita come preferenza, scelta dell’amore da assecondare e attrattiva alla quale dare più credito. 

Quelli di Saturnino erano gli anni terribili della persecuzione scatenata dall’imperatore Diocleziano, convinto che il cristianesimo fosse una minaccia per l’Impero e che dovesse quindi essere annientato uccidendo quanti si rifiutassero di abbandonarlo. È la tentazione di ogni potere, anche di questi giorni, quella di eliminare quanti ne contestano l’assolutezza. Solo Dio è assoluto, solo a Lui può appartenere la vita. Quel giorno il giovane Saturnino passava nei pressi del tempio dedicato alla Triade Capitolina di Carales, durante i sacrifici in onore di Giove. Venne riconosciuto dai presenti come cristiano, e si rifiutò di rinnegare la fede. Condannato alla decapitazione, fu ucciso a soli 19 anni, nel novembre del 304. La sua fu una scelta di libertà dentro un contesto di ingiustizia subita. Il contesto era obbligato, ma la scelta fu libera e fu d’amore. Che cosa davvero amiamo si vede quando siamo costretti in circostanze che non abbiamo scelto. Saturnino scelse per Cristo Gesù. Così facendo scelse la morte o la vita? Aveva sentito certamente la grande promessa del Maestro: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv 12,24-25). Di fronte al bivio decisivo, avrà certamente avuto evidente (per grazia!) che la vita piena ed eterna è promessa non a chi la vuole possedere rinunciando alla verità, ma a chi la dona per l’amore più grande. E nulla è più grande di Dio che in Gesù Cristo si mostra via, verità e vita, nostro fratello e amico, ragione e forza, destino e compimento di ogni vero desiderio di bene. Saturnino ha scelto l’eternità accettando la morte. Dopo quasi 1700 anni noi siamo qui a testimoniarlo: Egli ha portato frutto perché ha accettato di non rinnegare la verità, di non tradire l’amore. Ha scelto di morire per Colui che aveva dato senso alla sua vita. È grazia ed è decisione: vivere e morire per Colui che ci ama tanto e ha dato se stesso per noi.  

Siamo sempre di fronte a questa grande opzione: farci padroni della vita o seguire le tracce di bene e di vero che gli incontri grandi lasciano in noi. La traccia più grande è quella lasciata dall’incontro con Cristo. Se non segna nel profondo, non è ancora l’incontro con Dio. È grazie ed è decisione. Possiamo almeno desiderare che sia la ragione della vita, la memoria che sostiene il cammino, il desiderio che ci fa amare la strada, la speranza del compimento. La nostra vita porta frutto in questa umile sequela. Ci sentiamo chiamati a vivere per l’Amore per il quale Saturnino ha accettato di morire, anche nell’umiliazione della nostra imperfezione. Chi si sente, o vuol mostrarsi, perfetto sta mentendo, sta fuggendo dallo scandalo del martirio quotidiano della propria debolezza.  

Mentre il potere di allora e di sempre ha paura di chi afferma un amore più grande delle sue pretese, noi possiamo affermare che è questo amore che rende possibile la convivenza anche nella nostra cara Città. Come abbiamo riascoltato domenica scorsa, l’amore totale a Dio motiva, dà vigore e valore all’amore al prossimo. La città è il luogo della prossimità, perché ci lega tutti in una comunità di vita, lavoro e destino (si cresce insieme o insieme si decade).  

La comunità cristiana è chiamata in questo momento a offrire a tutti l’esempio di un amore operoso per la comunità cittadina, capace di accettare il sacrificio che dà frutto, di prendersi cura dei più bisognosi, di educare i giovani a ragioni salde, alla fiducia nella vita. L’amore al prossimo è sempre chiamato a divenire maturo nell’amore sociale e nell’amore politico affinché si possa vivere in un contesto e secondo una idea di sviluppo adeguati alla dignità dell’uomo.  

Il martire della fede Saturnino sia nostro modello e intercessore. Sostenga la nostra preghiera per la pace in Ucraina e in Palestina, perché la logica dell’odio, che egli ha vissuto sulla propria viva carne, non vinca, non prevalga. Cessino le armi e si aprano prospettive di vita, orizzonti di pace nella giustizia e libertà. Lo preghiamo e lo speriamo nella fede del Signore risorto, che ha vinto la morte e perdonato la colpa. 

 

 

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