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Messaggio dell’Arcivescovo per la Pasqua 2024

Messaggio dell’Arcivescovo per la Santa Pasqua 2024

In prossimità di questa Pasqua medito quel grande insegnamento del Concilio Vaticano II secondo il quale «si può pensare legittimamente che il futuro dell’umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza» (Gaudium et Spes, n. 31).

La grande vocazione della Chiesa è trasmettere agli uomini, in particolare ai giovani, in forza della fede, ragioni di speranza capaci di far crescere la fiducia nella vita, di trasformare il mondo e costruire una storia rinnovata. Il Risuscitato porta nel mondo la bellezza di una vita nuova, la creatività paziente della nuova creatura. Una novità, la più grande. Il mondo, oggi così deturpato dalla violenza della guerra, può essere ricostruito e trasformato da uomini e donne che vivono le più grandi ragioni di vita e di speranza.

Nell’approssimarsi della sua glorificazione in Gerusalemme, Gesù parla della vita, della vita eterna, di quella che la morte non può interrompere e che solo l’accoglienza della sua parola può donare: «Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno» (Gv 8,51). La ricerca, la scoperta, la testimonianza una vita più forte della morte fondano la speranza degna dell’uomo.

Dimoriamo un tempo triste, in cui la morte occupa le pagine dei giornali. Pensiamo alle guerre, ai combattimenti che non risparmiano i bambini, alle violenze sulle donne, alla cattiveria frutto di arbitri, di prepotenze che segnano anche gli ambiti più delicati dell’esistenza, come quelli familiari e affettivi. Il rapporto tra uomo e donna sembra quasi avvelenato dall’istinto del possesso e dall’evocazione della morte.

Dobbiamo riprendere a parlare della vita, di una vita capace di sconfiggere la tentazione della morte. A noi importa il fascino della vita piena, non del nulla, di quella vita felice che è frutto di una verità sperimentata e accolta.

Il giorno di Pasqua leggeremo il brano dei due discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35). Scrive Mauriac nella sua Vita di Gesù: «A chi di noi l’albergo d’Emmaus non è familiare? Chi non ha camminato su quella strada, una sera che tutto pareva perduto? Il Cristo era morto in noi. Ce l’avevano preso: il mondo, i filosofi e gli scienziati, nostra passione. Non esisteva più nessun Gesù per noi sulla terra». Accade l’imprevisto. Si affianca a loro un misterioso viandante che li interroga, penetra nel loro animo e spiega ciò che è accaduto. Non un semplice annuncio, non la ripetizione verbale di una verità ma un incontro, accade un incontro carico di ragioni che induce i due discepoli a rileggere la storia accaduta e, alla fine, a riconoscere la presenza del Risorto in quel misterioso compagno di viaggio che spezza il pane con e per loro.

Scrive ancora Mauriac: «Noi seguivamo una strada, e qualcuno ci veniva a lato. Eravamo soli e non soli». Soli, e non più soli. «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). La via che conduce alla vita piena e alla verità completa è un Io tra noi, una Presenza che viene e cammina al nostro fianco. L’augurio è che tutti possano incontrare questo misterioso Viandante, l’unico capace di dare un senso alla nostra esistenza, di bruciare il cuore e aprire gli occhi. Perché il Risorto illumina gli occhi del cuore (cf. Ef 1,18).

Buona Pasqua a tutti.

Giuseppe Baturi
Arcivescovo

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