Omelie Vescovo

Omelia del Vescovo per le ordinazioni diaconali

Battesimo del Signore. Cattedrale di Cagliari, 8 Gennaio 2023.

Ordinazione diaconale di Matteo Mocci, Alberto Giua Marassi e Enrico Porru.

Is 42,1-4.6-7
At 10,34-38
Mt 3,13-17

Carissimi fratelli in Cristo,

Carissimi Matteo, Alberto ed Enrico,

La vostra ordinazione diaconale avviene nel contesto della festa del Battesimo del Signore, momento nel quale, secondo la testimonianza di Pietro, “Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui»” (At 10,38).

1. Giunto al Giordano per farsi battezzare, Gesù assume per intero, in forza di questa consacrazione, la missione di “adempiere ogni giustizia” (cf. Mt 3,15), cioè di portare a compimento il mistero di salvezza voluto dal Padre per la redenzione degli uomini e la liberazione della stessa creazione dalla corruzione del male (cf. Rm 8,19-23). L’intera esistenza di Gesù è data e si dispiega per il compiersi di questa volontà di salvezza, come insegna il Concilio Vaticano II: Egli “col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua risurrezione di tra i morti, e infine con l’invio dello Spirito di verità, compie e completa la Rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna” (Dei Verbum, 4). Gesù compie e completa la rivelazione. La sua è un’esistenza obbedienziale (“conviene che adempiamo ogni giustizia”), e non l’obbedienza del servo (cf. Is 42,1) ma quella di un figlio, anzi del Figlio amato del quale il Padre si compiace: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento (Mt 4,17). Possiamo dire che la missione di Gesù, nell’amore dello Spirito di cui è investito, coincide col suo essere. È Figlio e quindi opera da Figlio amato e amante. Chi può, d’altra parte manifestare l’intimità del Padre se non il Figlio che da lui è generato ed è nel seno del Padre (cf. Gv 1,18)? Gli altri possono parlare del Padre, possono tentare di decifrarne la presenza e il mistero, ma solo il Figlio può rivelarne il volto autentico, può renderlo presente (“Dio era con lui”) nel suo amore infinito. Che mistero grande! Chi fa un’esperienza viva di questo amore può ben dire, alla fine della vita, “Gesù ti amo”. E come vorremmo anche noi portare sempre Gesù nelle labbra e nel cuore, fino alla fine.

2. Carissimi Matteo, Alberto ed Enrico, anche voi state per essere consacrati nello Spirito per una missione d’amore. Le parole essenziali della preghiera di ordinazione, per la validità della stessa, dicono: “Ti supplichiamo, o Signore, effondi in lοrο lo Spirito Santo, che li fortifichi con i sette doni della tua grazia, perché compiano fedelmente l’opera del ministero”. L’effusione dello Spirito Santo è per il compimento amorevole e obbediente, fedele e forte dell’opera del ministero; non tanto per svolgimento di funzioni e attività ma per fare della vita stessa un’opera di servizio per Dio e gli uomini. La preghiera della Chiesa chiede l’effusione dello Spirito per il servizio, non certo per un potere o un progetto di autorealizzazione ma per una vita spesa come servizio. Per questa ragione, il ministero al quale siete destinati non può essere fecondo se non investe tutta la vostra persona, chiamata a partecipare all’obbedienza filiale di Gesù Cristo per la gloria del Padre e la salvezza degli uomini. Siete figli: un figlio parla del padre parlando di se stesso, svelando la traccia profonda che la sua presenza lascia nell’essere e nell’operare. La fisionomia del figlio parla del padre. Solo un figlio conosce e può rivelare l’anima del padre. Nell’amore dello Spirito vivete da figli; parlate e operate da figli; lavorate, soffrite e sperate da figli. La docilità, la fedeltà e la creatività del vostro amore parlino agli uomini della presenza di Dio Amore.

3. Della missione di servizio per la quale siete oggi ordinati, vorrei sottolineare alcuni aspetti, la cui formulazione traggo dall’Introduzione al Rito dell’ordinazione del Vescovo, dei presbiteri e dei diaconi. Vi si legge che “un impegno costante di evangelizzazione capillare e diffusa ha nel diacono il suo primo animatore”. La responsabilità principale del diacono è proprio l’annuncio della buona notizia. La proclamazione del Vangelo durante la Messa è solo l’espressione di una vita offerta perché l’annuncio di Gesù Cristo “raggiunga ogni persona nel suo ambiente naturale di vita, tenendo conto soprattutto dell’evangelizzazione dei lontani e della guida delle varie comunità domestiche” (IV, 3). La proclamazione del Vangelo sia motivo per testimoniarne e annunciarne la forza salvatrice a tutti gli uomini, nel lavoro come in famiglia, nell’impegno sociale come nella catechesi, in oratorio come in carcere. L’annuncio, per essere fedele al mandato del Signore, deve raggiungere le persone nel loro ambiente di vita, come fece Gesù che “passò” tra gli uomini insegnando, liberando, sanando. Perché avvenga questo, non occorre irrigidirsi in una militanza eroica ma con semplicità serve comunicare l’amore e la speranza che ci sostiene, l’anima profonda di una missione che coincide con la personalità. Il fuoco ardente del nostro rapporto con il Signore tocca il cuore tanto in profondità da potersi comunicare agli altri insieme alla nostra personalità trasfigurata, configurata a Cristo nel pensiero e nel sentimento. Alla nostra Chiesa serve oggi questo servizio diaconale: un impeto che raggiunga gli uomini lì dove vivono, nello spazio delle relazioni fondamentali che definiscono la vita familiare, lavorativa, sociale, ecclesiale. Come Cristo, anche voi possiate passare tra gli uomini facendo del bene e suscitando speranza.

4. La vostra missione comprende anche il servizio all’altare, che è chiamato a dilatarsi come servizio all’edificare della Chiesa come agape, comunità d’amore fraterno. Il documento già citato afferma che è “specifico ministero del diacono trasformare tale comunione misterica [l’eucarestia] in servizio fraterno di carità, particolarmente verso i più poveri e bisognosi” (IV, 3). La trasformazione della sinassi eucaristica in fraternità e carità non avviene, ancora una volta, se non per una trasfigurazione della persona, per una sua mutazione d’amore. La vostra vita si alimenta davvero dell’eucarestia se suscita comunione e carità. Il diacono è chiamato ad essere un segno e un animatore della vocazione alla carità di Cristo, venuto «non ad essere servito, ma a servire e a dare la sua vita in redenzione di molti» (Mt 20, 28). Cosa è un’eucarestia che non faccia uscire dalla solitudine e non apra ai fratelli con amore creativo e fraterno? Siate promotori di comunione e di carità.

Carissimi Matteo, Alberto ed Enrico, il diacono è ordinato per il servizio. Preghiamo perché la forza creativa e mite del vostro servizio renda più profonda la comunione ecclesiale, più viva la dimensione missionaria, più creativa la testimonianza della carità di questa amata Chiesa di Cagliari.

Così sia.

 

 

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