Omelie Vescovo

Omelia del Vescovo per la solennità dell’assunzione della Beata Vergine Maria

15 agosto 2022, omelia per la Solennità dell’assunzione della Beata Vergine Maria

Cattedrale di Cagliari

Cosa ha da dire agli uomini questa festa che cade nel periodo tradizionalmente dedicato alla vacanza?

Godiamo in questo periodo di un maggiore tempo libero; libero dalle occupazioni solite, dalle diverse necessità di lavoro e di vita e libero soprattutto perché può essere utilizzato per ciò che più amiamo. Il tempo è “libero” perché non costretto dalle necessità imposte dai ritmi del lavoro o dei contesti che viviamo e può essere occupato dai nostri interessi, dalle passioni che nutriamo, da ciò che ci attrae: stare con la famiglia, viaggiare, leggere, andare al mare o in montagna, condividere gesti di amicizia. Dentro tutto, ci muove un desiderio di bene-essere, l’attesa di un qualche frammento di felicità, la speranza di qualche novità. Tutto questo è illusorio? Il benessere che inseguiamo è solo una incerta e fragile pausa dentro una vita ingiusta, in un mondo cattivo, dentro una natura bella ma sorda?

L’orazione Colletta ci ha fatto chiedere la grazia di poter vivere in questo mondo, in questa nostra carne, nel tempo libero e in quello occupato, “costantemente rivolti” ai beni eterni (che non sono semplicemente i beni del “dopo-morte” ma i beni assoluti, definitivi) e di poter “condividere la stessa gloria” di Maria assunta in cielo nell’interezza della sua persona, corpo e anima. Alla ricerca e ai tentativi di felicità degli uomini, la Chiesa offre la speranza definitiva e, mostrando Maria nella gloria, insegna che il senso (ossia la direzione) della vita è questa gioia ultima, verso la quale camminiamo, anzi corriamo.  Il destino che ci attira è il compimento della profonda attesa di Dio che è iscritta nel nostro cuore.

«In Cristo tutti riceveranno la vita» (1Cor 15,22). Maria gode in modo unico di questa vita che compie ogni desiderio di verità, amore e felicità. San Bonaventura scrive che nella profondità del nostro essere è iscritta la memoria del nostro Creatore, che si esprime come capacità di riconoscerne le tracce, di intuirne le orme nelle cose, nella natura, nell’esistenza nostra e degli altri. Proprio perché in noi vi è una qualche conoscenza di Dio, possiamo riconoscerLo nel nostro presente. La memoria dell’origine diviene riconoscimento di Colui che abita il nostro presente. Nella profondità del nostro cuore vi è parimenti iscritta la memoria del futuro, che si esprime come inquietudine e struggimento del compimento, desiderio, ricerca, attesa di Dio. Lo stesso Dottore della Chiesa insegnava che «ogni bellezza e ogni felicità, ogni soavità delle cose create può allettare un cuore umano, ma saziarlo non potrà se non la dolcezza per la quale è stato creato» (In Eccl., 1,2). Dentro tutto, noi desideriamo Dio come mistero di gioia e verità. La contemplazione della sorte beata di Maria nutre la nostra speranza di poter anche noi condividere in eterno la stessa gioia.

Siamo ben consapevoli che la vita degli uomini è ancora ferita dal peccato, per il quale tutto (cose e persone) è usato non per servire la gloria a Dio ma per servire gli idoli del piacere, del potere e del denaro. L’idolo di noi stessi. A causa del peccato soffriamo la divisione, la dimenticanza, e smarriamo spesso il senso del nostro cammino. Il diavolo ha messo un veleno di morte, come dice la Bibbia, dentro le cose che il Creatore aveva voluto per l’eternità (cf. Sap 1,14). In Maria, le cose vengono risanate dall’interno, perché riorientate al compimento che è Dio. Maria nacque, scrive la poeta Ada Merini, quando “il cielo baciò la terra”. Quando nel suo ventre il Verbo si fece carne, la creazione è stata risanata. Sant’Anselmo per questo canta le lodi di Maria: “Per la pienezza della tua grazia anche le creature che erano negli inferi si rallegrano nella gioia di essere liberate, e quelle che sono sulla terra gioiscono di essere rinnovate” (Disc. 52).

Contemplando Maria assunta in Dio, la Chiesa vuol rinnovare la memoria della nostra origine, Dio Creatore, e del nostro destino e offrire questa gioia come ragione di lotta, perseveranza, speranza creativa. Come cristiani siamo debitori agli uomini di questa lieta speranza che dà alla vita una direzione certa, un senso anche al sacrificio e alla sofferenza. La sacra spina ci insegna, infatti, che solo attraverso l’unione con la passione e morte di Cristo possiamo giungere a godere della sua risurrezione.

Maria è nata e vive in eterno del bacio tra il cielo e la terra. Destando gli uomini dalla loro dimenticanza o disperazione, proprio di questo felice incontro siamo chiamati ad essere profeti.

Maria doni alla nostra testimonianza un nuovo ardore e una rinnovata audacia.

 

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