Omelie Vescovo

Omelia del Vescovo per il Te Deum promosso dall’Ucsi

Santa Messa di fine anno con il canto del Te Deum, per il mondo della comunicazione.

Giovedì 30 dicembre 2021, Santuario di Nostra Signora di Bonaria.

 

1Gv 2,12-17

Sal 95 (96)

Lc 2,36-40

 

San Giovanni, nella prima Lettura, dichiara in modo insistente di aver scritto ai figlioli, ai padri, ai giovani per confermarli nella fede. Sono lettere che fanno eco alla Parola di Dio, al Verbo che si fa carne. L’incontro con il Signore imprime alla vita; alla dinamica nuova che si esprime anche nel desiderio, l’urgenza quasi, di comunicare agli altri, di “scrivere” a tutti, per testimoniare la grandezza incontrata, per raccontare quanto udito e visto, per esortare all’accoglienza e alla fedeltà del mistero presente.

In modo commovente osserviamo la stessa dinamica nell’episodio di Anna, la profetessa che fin dalla giovinezza pregava e digiunava nel tempio, giorno e notte: «Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme». Di fronte a quel bambino la profezia non promette più una gioia futura ma indica una presenza concreta: ecco qui la pace, ecco la salvezza! Anna vede un bambino portato al tempio dai genitori, riconosce l’avvento della salvezza, loda Dio e ne parla a quanti sono in attesa. Possiamo dire che la speranza di quei pii giudei entra in contatto con il bambino attraverso il racconto della profetessa e la sua lode entusiasta. Così accade sempre: il messaggio cristiano raggiunge gli uomini, e la fiamma della fede si trasmette, nella forma del contatto, da persona a persona, attraverso il racconto degli avvenimenti e la testimonianza della vita.

Il Papa, nel Messaggio per la 55ma Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, fa riferimento proprio a questa dinamica: «Così il Vangelo riaccade oggi, ogni qual volta riceviamo la testimonianza limpida di persone la cui vita è stata cambiata dall’incontro con Gesù. Da più di duemila anni è una catena di incontri a comunicare il fascino dell’avventura cristiana». L’incontro è il metodo ordinario per la comunicazione e la scoperta del Verbo della vita. La verità dell’amore di Dio raggiunge di solito gli uomini attraverso il racconto di testimoni, nei quali Dio si espone, per così dire, al rischio della libertà umana.

La questione interpella profondamente i giornalisti, chiamati a raccontare la realtà. Afferma il Papa che «alcune cose si possono imparare solo facendone esperienza», e quindi constatando di persona e dialogando con la gente, perché «per conoscere bisogna incontrare, permettere che colui che ho di fronte mi parli, lasciare che la sua testimonianza mi raggiunga». L’esperienza, infatti, si lascia conoscere, perlopiù, nel racconto dei testimoni. In questo metodo di conoscenza, certamente diverso dalla razionalità astratta delle deduzioni coerenti, entra in gioco la libertà e quindi la moralità, sia da parte del giornalista che da parte del destinatario. Da parte del giornalista si esige la veridicità e la cura del racconto ma soprattutto la passione di conoscere, la curiosità, un desiderio di capire e di incontrare più grande della pretesa di sapere già e, da parte del destinatario, occorre fiducia e disponibilità a lasciarsi interrogare dalla conoscenza offerta.

Insegnava Simone Wiel che «l’intelligenza può essere guidata soltanto dal desiderio. E perché ci sia desiderio dev’esserci anche piacere e gioia». Resta, infatti, sempre vero che l’uomo si muove spontaneamente solo quando si trova in relazione con ciò che lo attrae e suscita in lui il desiderio. Per raccontare con onesta la realtà bisogna amarla e lasciarsi sorprendere dalla sua struggente e talora drammatica bellezza. La curiosità di conoscere nasce continuamente dall’esperienza della gratuità delle cose delle quali l’uomo non può saziarsi senza tentare di comprenderne il significato. Forse è compito anche del giornalista mettere gli uomini in relazione con la grandezza, la potenza e la bellezza della realtà e accendere in loro la curiosità di comprenderne il significato e il valore.

Possiamo amare la realtà perché il Logos si è fatto carne, è entrato nel mondo e ne è divenuto il cuore. Le persone, gli avvenimenti, gli incontri, contengono un significato (una ragione) da cercare e comunicare.

Possa il Signore assisterci in questo compito, infiammando il nostro cuore e purificando il nostro sguardo.

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