Omelie Vescovo

Funerali Mons. Tarcisio Pillolla. Omelia dell’Arcivescovo

 

 

Basilia di N.S. di Bonaria in Cagliari, 17 giugno 2021

Eccellenze Reverendissime, e in particolare carissimo Mons. Giovanni Paolo Zedda,

Onorevoli autorità, venerati confratelli nel sacerdozio, sorelle e fratelli della santa Chiesa di Dio, e voi parenti e amici di Mons. Tarcisio Pillolla: questi funerali si svolgono in questa Basilica per suo stesso desiderio. Nell’omelia per il 60° anniversario di Ordinazione sacerdotale, nella messa di ringraziamento svoltasi presso la “sua” parrocchia dei SS. Pietro e Paolo, dove veniva sempre accolto e amorevolmente accompagnato dal caro don Chicco Locci, Mons. Pillolla esprimeva la gratitudine a Maria Santissima, perché la sua vocazione era «sbocciata e maturata vicina a Lei», sotto il titolo del Carmelo a Pimentel, dove era nato, di N.S. di Bonaria, nella cui Basilica era stato ordinato sacerdote e Vescovo, di Madonna del Buon Cammino a Iglesias. Vicini alla Madonna, memori del suo cantico di lode, possiamo guardare le grandi opere di Cristo nella vita del caro fratello Tarcisio. Ora è però il momento dell’ultima raccomandazione e della preghiera, e possiamo raccogliere solo qualche pensiero alla luce della consolante speranza della risurrezione.

La risurrezione di Cristo – abbiamo sentito da San Paolo (cf. Rm 6,3-9) – è ragione e forza di una vita nuova, non più assoggettata alla corruzione e alla minaccia della morte. Siamo cristiani per questo, siamo pastori per annunciare questa vera e unica novità: in Cristo siamo sottratti al potere del nulla e conquistati alla vita piena ed eterna. Lo gridiamo con le parole e lo testimoniamo con la nostra esistenza.

Mons. Pillolla, riflettendo sui temi della nuova evangelizzazione, guidato dallo sguardo lucido e sintetico della maturità, affermava che la sua unica possibilità è nella coerenza tra la verità che si vuole insegnare e la vita personale dell’annunciatore. Ricordava le parole del Rito di ordinazione dei diaconi che accompagnano la consegna del vangelo: «credi sempre a ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni». L’impeto missionario della Chiesa, perché ogni uomo sia toccato dall’annuncio della risurrezione e possa godere la sua novità di vita, richiede di sperimentare nuove forme di pastorale, ma soprattutto esige, prima di ogni riorganizzazione, un vero rapporto personale con Cristo, con la sua presenza viva, perché senza di Lui non possiamo fare nulla. Senza Cristo nulla è possibile. «Il vescovo che accetta questo ministero – diceva Mons. Pillolla – sa e si consola al pensiero che Gesù Cristo ha scelto i suoi apostoli non tra i laureati dell’Università di Gerusalemme, ma tra operai, pescatori, persone apparentemente non all’altezza della grande missione che li attendeva. La consapevolezza di questa insufficienza rispetto alla grandiosità del mandato, costringe il vescovo a stringersi più fortemente a Cristo». Torna spesso negli scritti di Mons. Pillolla il sentimento di questa insufficienza e la necessità di Cristo. Può esserci efficacia pastorale e gioia solo se la nostra esistenza si lascia trasfigurare a somiglianza con Cristo, e si stringe a lui in ogni epoca e circostanza, nella gioia e nel dolore, nella morte e nella risurrezione. Cristo ci sceglie e ci invia, si lascia incontrare negli uomini che serviamo, ci accoglie lì dove tutto si compie! Non c’è altro amore che possa riempire di gioia la vita, non c’è altro amore che ci apra in modo cordiale all’esistenza dei fratelli.

Entrando a Iglesias nel 1999 diceva: «Il Vescovo è chiamato a conoscere le persone che la Provvidenza gli ha affidato, in modo che possa dire la parola giusta nei momenti della gioia, ma soprattutto del disorientamento e della sofferenza. Deve essere disposto a mettere a rischio la sua vita per salvarle, offrendo il prezzo della solitudine e della incomprensione. E mai deve trascurare la tensione missionaria unita a un grande rispetto nei confronti di quanti non credono in Cristo o nella Chiesa». Per proteggere il gregge, il pastore paga il rischio della solitudine! Il cuore di Mons. Pillolla, e anch’io posso testimoniarlo, è stato aperto a tutti e a ciascuno per un dialogo sereno e fraterno.

L’8 giugno 1986, in questa Basilica di Bonaria, Mons. Giovanni Canestri, arcivescovo di Cagliari, che presiedeva la liturgia di ordinazione episcopale, essendo concelebranti Mons. Piergiuliano Tiddia, che mi incarica di dire la sua partecipazione al dolore e alla preghiera, e Mons. Giuseppe Bonfiglioli, raccomandava al neo vescovo: «Sii forte come un diamante, sii dolce come una mamma». Puro nella fede e ardente nell’amore. È facile raccogliere testimonianze di questa forza umile e dolcezza materna. Col cuore di misericordia, Mons. Pillolla ha avuto cura dei sofferenti, ad esempio, a Cagliari, presso Villa Elena e Villa S. Antonio e nell’ospedale Oncologico, e a Iglesias in tutte le sue espressioni della comunità diocesana. Con la partecipazione di fratello si è fatto prossimo ai lavoratori, soprattutto precari e in lotta per la conquista di un futuro più degno. Si è anche calato nel cuore delle miniere per testimoniare agli uomini del lavoro la vicinanza della Chiesa. Nel 2000 scese nel Pozzo Sella occupato da alcuni minatori per donare loro una lampada, segno del lavoro dei minatori ma anche simbolo della fede della Chiesa.

Nell’omelia del 60° di ordinazione sacerdotale, Mons. Pillolla invitava a pregare perché la sua vita «anche se in pieno autunno, con l’aiuto di Dio, fiorisca ancora come in una prima ora per la gloria di Dio e il bene della Chiesa». Il suo autunno è stato assai fecondo, come possono testimoniare, i fratelli, i parenti, gli amici, la cara Suor Matilde, che si è presa cura di lui in modo generoso, e don Chicco.

Grandi cose ha fatto il Signore in lui. Nella nostra carità è il Buon pastore stesso che si avvicina agli uomini per illuminarne la vita e fasciarne le ferite. Parliamo di un uomo e parliamo di Cristo, parliamo di un vescovo e parliamo del Buon Pastore!

Affidiamo adesso Mons. Pillolla alla misericordia di Dio perché possa fiorire in una primavera senza fine, nella contemplazione della verità e nell’abbraccio della carità, nomi di Dio, nella certezza che «se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti non muore più» (Rm 6,8).

Possa Mons. Pillolla sentire la parola di Cristo: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo … In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,34.40). Vivi in eterno, fratello Tarcisio, in veritate et charitate.

 

 

 

 

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