Omelie

Festa di San Saturnino 2020. Omelia dell’Arcivescovo

Parrocchia S. Lucifero, 30 ottobre 2020

1. «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore rimane solo; se invece muore produce molto frutto» (Gv 12,24). Alla vigilia della sua passione, Gesù annuncia con queste parole la sua glorificazione attraverso la morte. È Gesù Cristo il chicco di frumento che ha dato frutti di vita piena e immortale con la sua morte. Sulle orme del Re Crocifisso si sono posti i suoi discepoli, che nel corso dei secoli sono diventati schiere innumerevoli «di ogni nazione, razza, popolo e lingua». La Chiesa viva e cresce nella memoria di questi uomini e donne che con la morte hanno testimoniato nel tempo e nello spazio la passione, la morte, la risurrezione del Signore.
I martiri della fede, antichi e moderni, ci parlano di questo amore di Dio che vale più della vita (Sl 63), che sempre va anteposto al benessere, all’illusorio successo, al possesso. «Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna» (Gv 12,25).
La promessa di Gesù risuona stamani con forza nel nostro animo, facendo memoria di San Saturnino, Santo Patrono di questa amata Città di Cagliari, il giorno dopo la dolorosa uccisione nella Cattedrale di Nizza di alcuni cristiani. Grande è il dolore per un atto di violenza estrema e di odio avvenuto nella dimora di Dio, casa di amore e preghiera. Uniamo la nostra preghiera a quella del Papa, per le vittime e i loro familiari, per la Chiesa e il popolo di Francia. Preghiamo perché cessi la violenza e si affermino dappertutto tra gli uomini sentimenti di fraternità e pace.

2. La lettura del Siracide ci ricorda che la misericordia del Signore è di aiuto nel momento della prova, quando vogliamo essere liberati dalla morte. «Non mi abbandonare nei giorni dell’angoscia, nel tempo dello sconforto e della desolazione». Da molti mesi conosciamo l’angoscia, lo sconforto e la desolazione. Attraversiamo questi nostri tempi continuando a supplicare fiduciosi perché il Signore misericordioso ci liberi e ci interroghiamo sul nostro destino. I momenti di crisi sono anche momenti di verità e di scelte, per riconoscere che cosa conta e che cosa passa, ciò che è necessario e ciò che non lo è e così reimpostare la rotta della vita, evitando che il dolore e la paura passino senza un cambiamento. La città è lo spazio dove potersi incontrare per riflettere su noi stessi, interrogarci sulla condizione umana e sul valore della convivenza.

3. Osservava Sant’Agostino che ciò che trasforma un gruppo d’individui in un popolo è la concorde comunanza delle cose che ama (De civitate Dei XIX, 24). Il popolo non è costituito dalla costrizione della forza o dalla convenienza degli interessi, ma dalla comunanza delle cose amate. Ed è nelle situazioni di emergenza e di crisi che si rinnova la consapevolezza circa l’amore prevalente che costituisce la nostra comunità e ne determina la forza aggregante.
Che cosa amiamo? Che cosa ama il nostro popolo? Ama la vita, la vita di ogni persona nella sua integrità, unicità e irripetibilità e nel suo destino eterno. Da questo amore deriva l’etica del prendersi cura, per farsi carico di chi soffre, delle ferite nel corpo e dell’inesauribile domanda di senso del vivere.

4. La malattia ci confronta con una fragilità che rende faticosa e talvolta impossibile la pratica dei gesti quotidiani (come camminare, muoversi, o addirittura respirare) e ci fa entrare in una condizione umana che ci cambia radicalmente. Ci si sente soli, non perché non abbiamo persone accanto ma perché solo noi conosciamo come stiamo, quanto dolore abbiamo e quanta speranza ci accompagna. Le persone colpite dal contagio sembrano vivere, inoltre, una condizione quasi spersonalizzata, che diventa semplice numero da annotare del tardo pomeriggio.
Nella solitudine il dolore può aprirsi alla preghiera a Dio, e trovare un misterioso alleviamento nella carità degli altri. La sofferenza trova sollievo nella compassione dei fratelli, di coloro che condividono il dolore e aprono la solitudine del malato. Scrive Benedetto XVI: «Accettare l’altro che soffre significa assumere in qualche modo la sua sofferenza, cosicché essa diventa anche mia. Ma proprio perché ora è divenuta sofferenza condivisa, nella quale c’è la presenza di un altro, questa sofferenza è penetrata dalla luce dell’amore». L’amore di Dio si manifesta sempre nella presenza di persone che “stanno” accanto a chi soffre come Maria e i discepoli ebbero la grazia di “stare” sotto la croce del Signore.

Che la presente esperienza aiuti la nostra comunità a comprendere il grido di aiuto che sale da chi soffre, sia nel corpo che nell’anima, per aiutarlo con la premura della compassione, dell’umana solidarietà e della carità cristiana. Facciamoci prossimi a chi soffre per testimoniare affetto e speranza. Mi sono ricordato di te, dice l’apostolo. Mi sono ricordato di te, ripetiamo al nostro prossimo che soffre.

Siamo grati anche per questo ai medici, infermieri e operatori sanitari, e ai cappellani ospedalieri, che si prendono cura dei malati e si fanno carico pure del loro bisogno di essere accompagnati in qualche modo dall’amore di familiari e amici e dalla preghiera. La nostra gratitudine e ammirazione è per quanti “stanno” accanto ai fratelli che soffrono. Molti per questo hanno dato anche la vita, testimoniando un grande coraggio e una esemplare fedeltà a una vocazione di prossimità all’uomo che soffre.

5. Sant’Agostino, meditando sulla morte di un amico, affermava di essere diventato a se stesso una grande domanda (factus eram ipse mihi magna quaestio). Solo Dio è risposta a questa domanda. Per la risurrezione del suo Figlio Gesù Cristo, siamo certi che la sofferenza e la morte dell’uomo sono raggiunti e abbracciati dall’amore divino e per la fede rigenerati a una vita nuova. «Abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite», dice papa Francesco (27.3.2020).

6. L’esempio di San Saturnino ci parla della vera, grande speranza necessaria: la vita piena, la vita eterna, la vita di Dio. Il nostro Santo Patrono interceda per noi e la nostra città, ci ottenga la liberazione dai mali che ora ci affliggono e la grazia di vivere concordi nell’amore alla vita e al suo destino.

Amen

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