Omelie Vescovo

Annunciazione del Signore. Omelia dell’Arcivescovo

Solennità dell’Annunciazione del Signore

Santuario di Bonaria

 

Nel mistero che oggi celebra la Chiesa riconosce le proprie origini, e tutti noi l’inizio della salvezza. Celebriamo il mistero dell’Annunciazione, per il quale il Verbo di Dio che riempie l’universo «restrinse se stesso fino a riempire il piccolo grembo di Maria. Poi come un seme nel nostro giardino ed un piccolo raggio per la nostra pupilla, sorse, si diffuse e riempì il mondo» (Sant’Efrem Siro). Il Verbo di Dio si restringe nel grembo di Maria per poi riempire di sé ogni cosa, entra nella storia per riempire ogni suo frammento. Proprio questo mistero parla al cuore dei semplici per confortarli. Dio è con noi e non ci abbandona.

La circostanza storica che stiamo vivendo, con i sacrifici che affrontiamo e la trepidazione per la diffusione dell’epidemia, non rende certo meno importante la celebrazione di oggi, semmai ne sottolinea la grandezza. Il mistero che celebriamo dialoga con il cuore degli uomini che stanno vivendo la prova presente e con le loro domande più profonde. È stato scritto che questa crisi planetaria prova fino a che punto la storia resti incontrollabile: «L’imprevisto avrà sempre un ruolo cruciale nella storia» (Maxime Tandonnet). L’uomo non è mai del tutto padrone di sé e della propria storia. L’osservazione è elementare: c’è sempre l’imprevisto che smentisce ogni pretesa di dominio e di controllo. L’osservazione potrebbe anche spaventarci se credessimo, se volesse anche asserire, che siamo affidati a forze cieche, al caos che travolge uomini e cose. La cosa più preziosa che abbiamo è la vita e l’istinto del cuore si ribella all’idea che possa essere semplicemente e senza difesa soggetta al fato o al caos.

Così forse pensavano anche i marinari del veliero colto dalla tempesta, quel 25 marzo 1370, al largo di Cagliari, una tempesta che indusse il comandante a ordinare di gettare a mare la grossa e pesante cassa di legno che recava lo stemma dei padri mercedari. L’imprevisto è che la tempesta subito si placò e dentro la cassa fu rinvenuta l’immagine della Vergine Maria con il Bambino Gesù che nella mano destra recava una candela accesa. È l’imprevisto di una grazia, di una grazia inattesa, della grazia di una visita, come dice il Papa nella lettera che ha voluto con amore paterno rivolgerci: “Questa visita di Maria ha cambiato il volto spirituale e civile di Cagliari e dell’intera Sardegna, che la venera come Patrona Massima”. Da allora la “Signora venuta dal mare” parla al cuore degli uomini per confortarli e farli messaggeri di speranza. La nostra vita non è in balia dell’imprevisto del caos ma affidata ad un amore fedele che irrompe in modo inatteso e sempre nuovo. Da allora si è intrecciato un dialogo tra gli uomini che si rivolgono a questo monte per presentare le loro angustie e speranze, attese e delusioni, e Nostra Signora che continua a guardare con tenerezza e a indicare il suo Figlio come luce che illumina la via e vince ogni oscurità. Il volto religioso della Sardegna è stato plasmato dal dialogo continuo con la Madonna di Bonaria. I tanti ex voto conservati in questo santuario – zelato dai Padri Mercedari, che ringraziamo di vero cuore – raccontano di questo intimo e ininterrotto dialogo: raccontano di malattie e guerre, incidenti e tempeste e poi dell’irrompere della grazia, dell’imprevisto della misericordia.

La Madonna ci visita e cambia il nostro volto per confortarci: non siamo affidati al caos ma all’amore, a un amore in cui non può esservi timore. «Coraggio, sono io, non temete!» (Mc, 6,50), disse Gesù ai discepoli alle prese con una tempesta che nel mare di Tiberiade stava per travolgerli, e continua a ripeterci nella tempesta che stiamo attraversando in queste settimane di morte e sofferenza. «Coraggio, sono io, non temete!». E osserviamo in questi giorni, con tanta speranza, l’imprevisto dell’amore gratuito di chi si sacrifica per gli altri, della dedizione di chi non vuol far mancare la carità di un tetto, di un pasto e di una parola di speranza alle persone più fragili, del sacrificio di chi nelle corsie d’ospedale soccorre i malati, di chi torna a interrogarsi sul senso della vita e a stringersi alla fede, di chi guarda il Crocifisso e pensa che tutta la propria vicenda umana è lì racchiusa e lì salvata. Il vero imprevisto che riempie la nostra vita è la visita di Dio e di Maria che accende l’amore, la fede, la speranza. Guardati con tanta tenerezza, non abbiamo paura.

Proprio perché questo luogo è “memoria della grazia celeste”, memoria dell’iniziativa di Dio nella storia, torniamo oggi a invocare la materna protezione di Maria, chiedendogli di stendere su tutti noi la sua mano materna e benedicente, di intercedere perché il Figlio Suo vinca il flagello dell’epidemia che si va diffondendo, guarisca gli infermi, preservi i sani, illumini chi opera per la salute di tutti, e ci renda degni di cooperare al bene dei fratelli e alla dilazione del regno di Cristo, a gloria del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

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