5 Gennaio 2020Diocesi, Vescovo

All’inizio della celebrazione dell’ordinazione episcopale di monsignor Giuseppe Baturi, l’arcivescovo emerito di Cagliari, Arrigo Miglio, ha rivolto questo saluto:

 

«Siamo venuti tutti insieme per incontrare lo sguardo di Maria: Madre, donaci il tuo sguardo; il tuo sguardo ci porta a Dio, il tuo sguardo è un dono del Padre buono che ci attende ad ogni svolta del nostro cammino».

Con queste parole Papa Francesco entrava in questo Santuario, poco più di 6 anni fa, e queste parole sono preziose anche oggi per sentirci accolti e salutati da Maria, tu per primo, caro Mons. Giuseppe, che inizi proprio da questo colle benedetto il tuo cammino come pastore della santa chiesa di Dio che è in Cagliari.

Lo sguardo di Maria spazia verso il mare che sta davanti a noi e giunge fino al mare della tua Catania, anzi in questo momento ci porta tutti ancora oltre,  fin sulle rive del Mare di Galilea, dove il Signore Gesù ha iniziato a chiamare i primi apostoli e tutti coloro che ne avrebbero raccolto la missione come loro successori. Una storia viva che continua, che ci chiede di essere sempre sulle strade del mondo, senza stupirci dei percorsi e delle distanze, incoraggiati dall’esempio dei Santi Magi.

Lo sguardo del Signore che ti ha chiamato è uno sguardo di amore particolarmente intenso: dietro alla decisione e alla chiamata che ti è giunta dal Successore di Pietro c’è la chiamata piena di amore di Gesù stesso, che qui oggi attraverso il ministero della Chiesa ti comunica il suo Santo Spirito, quello donato agli Apostoli per la loro missione. Questo amore ti avvolgerà sempre di più attraverso l’amore della chiesa cagliaritana che oggi ti accoglie come pastore.

E’Una chiesa che sa amare! Una chiesa che deve crescere, certo, ma per scoprire ancor più le ricchezze di amore che il Signore ha posto in lei e per saperle esprimere e sviluppare  sempre di più con la propria capacità di amare. Il suo cuore è qui, accanto al cuore della Madre. Grazie a queste ricchezze di amore è una chiesa che da tanto tempo è aperta alla missione, nel Brasile e in Kenya; è aperta alla missione dell’accoglienza verso coloro che qui sono giunti in cerca di pace e dignità, verso tutti coloro che troppe volte sono ai margini della nostra società, verso i giovani e le loro speranze spesso disattese e deluse. Molti di loro, dei più poveri, li abbiamo visti in prima fila pochi giorni fa, la sera del 31 dicembre, alla Marcia nazionale della chiesa italiana per la Giornata Mondiale della Pace, per dirci che anche loro sanno fare qualcosa per costruire la pace.

Il tuo ministero episcopale, fratello vescovo Giuseppe, porterà tra noi i molti doni con cui  il Signore ti ha arricchito attraverso la tua chiesa di origine e attraverso il tuo servizio presso la CEI per le chiese che sono in Italia, e siamo certi che potrai ora continuare ad arricchire tutta la chiesa italiana anche  con la fede della gente sarda, fede generosa e bella, germogliata e cresciuta grazie al sangue dei martiri e alla fedeltà quotidiana di tanti uomini e donne, gente di poche parole e di grande forza nel superare  difficoltà di ogni genere. E’ una chiesa che vuole camminare con la gioia del Vangelo, la gioia che Papa Francesco ci ha portato direttamente con la sua visita, una gioia che si è mantenuta viva e che questa nostra chiesa desidera comunicare a tutti coloro che ancora non la conoscono o l’hanno dimenticata. Una chiesa che ti è grata per aver voluto iniziare proprio di qua il tuo cammino di Pastore, attraverso la Porta Santa di questo particolare anno giubilare che Maria ci ha ottenuto e il Santo Padre ci ha donato. Di qua, come dalla sinagoga di Nazareth, per portare a tutti i poveri il lieto annunzio, per tutti gli oppressi e per tutti gli schiavi la libertà vera, la vista ai ciechi, la speranza agli scoraggiati, per dire che l’anno della misericordia inaugurato dal Signore Gesù è oggi, per noi e per tutti.