11 Settembre 2013Pastorale familiare, Vescovo

torinoIntervento integrale di Mons. Arrigo Miglio
alla conferenza stampa di presentazione
della Settimana sociale di Torino
(12-15 settembre 2013)

Anzitutto un ringraziamento sentito alla diocesi e alla città di Torino per aver accolto con entusiasmo la 47ma settimana sociale dei cattolici italiani . Questa esperienza torna a Torino per la quarta volta, dopo il 1924, il 1952 e il 1993.
Desidero in primo luogo rimarcare la continuità tra questa settimana sociale e la precedente di Reggio Calabria. Là si propose una Agenda di speranza, oggi ancora estremamente attuale, per alcuni temi in particolare che in questi tre anni successivi sono stati più volte dibattuti a tutti i livelli e purtroppo rimangono ancora irrisolti: penso al problema fisco e famiglia, al riconoscimento della cittadinanza ai figli nati in Italia da coppie immigrate, alle mancate riforme  istituzionali, e vari altri.
Altro elemento di continuità tra Reggio Calabria e Torino è l’invito a guardare al futuro, a lavorare per la crescita del paese,  considerare le ragioni della speranza che troviamo nelle persone e nelle loro risorse.
Vogliamo parlare di famiglia come pilastro del bene comune del Paese e questa convinzione la vogliamo condividere in base al ragionamento, all’argomentazione, alla verifica dei dati che le varie scienze ci mettono a disposizione, in ambito economico, sociale,  antropologico.  Chiediamo di superare pregiudizi di tipo ideologico, per arrivare a comprendere che il bene della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna e aperta alla vita diventa il bene anche di tutto il paese.
In questa settimana sociale vorremmo portare in prima pagina quelle tantissime famiglie che non ci vanno mai, che vivono fedelmente il loro cammino, nelle difficoltà e nella gioia, che sono scuola di vita e educano alla speranza. Vorremmo anche essere molto vicini a tutte le famiglie che soffrono, a quelle che hanno conosciuto fallimenti e divisioni, per dire che l’amore di Dio non viene mai meno ed è capace di trovare per tutti vie di speranza.
Infine desidero ringraziare tutti i monasteri , tutte le comunità di vita contemplativa per la loro vicinanza nella preghiera, perché in questo modo ci aiutano a tenere vivo per tutti il Vangelo della famiglia, perché sia buona notizia specialmente per i giovani.

Nota chiarificatrice

Frasi staccate dal contesto e qualche titolo disinvolto rischiano di travisare il significato dell’intervento fatto da mons. Miglio a Torino alla presentazione della Settimana Sociale. Intanto si può vedere il testo scritto  e meglio ancora il documento preparatorio dove sono sviluppati i diversi aspetti. In particolare:
La famiglia considerata dalla Settimana Sociale è quella fondata sul matrimonio di un uomo con una donna e aperta a generare nuove vite. È questa la famiglia che consideriamo pilastro fondamentale del bene comune, un bene che interessa tutti, non solo i cattolici.
Questa famiglia nel corso della storia si realizza in situazioni e modelli diversi, ad es. la famiglia patriarcale, ora da noi sparita. Oggi la famiglia su definita si presenta in altre forme, ma sempre di matrimonio tra uomo e donna, aperti alla vita, parliamo.
È le altre coppie? Più volte i vescovi hanno detto che i diritti e i doveri relativi a tali situazioni vanno regolati in base al codice civile e non equiparandole alla famiglia e questo non tanto o non solo per motivi religiosi o etici ma per motivi sociali, per le conseguenze e le ricadute sulla società e sul futuro del paese. Il documento della Settimana Sociale ne tratta al n.11. E certamente bisogna essere vicini a tutti, comprese le coppie di vario tipo, ma questo non significa equipararle alla famiglia come noi intendiamo. Vicini a tutti ma chiari nel dire quale è la strada giusta, che i credenti conoscono dalla Parola di Dio, ma che anche i non credenti possono conoscere come la strada del bene comune se appena si superano i pregiudizi ideologici e si ragiona su dati oggettivi: è ciò che vuol fare la 47ma Settimana Sociale, che non vuol certo dire che tutte le strade sono uguali o che tutte vanno bene.