
A un anno dall’elezione di Papa Leone XIV, la Chiesa guarda a un pontificato che, nei suoi primi dodici mesi, ha già delineato alcune priorità precise: la pace, il dialogo, l’attenzione alle periferie del mondo, la collegialità ecclesiale e una rinnovata spinta missionaria.
L’8 maggio 2025 l’allora cardinale Robert Francis Prevost si affacciava dalla Loggia delle Benedizioni pronunciando parole che sarebbero diventate il filo conduttore del suo magistero: «La pace sia con tutti voi». Un saluto semplice, ma capace di sintetizzare l’orizzonte pastorale di un Papa che fin dall’inizio ha posto al centro il rifiuto della guerra e la necessità del dialogo tra popoli e nazioni.
In questo primo anno di pontificato, Leone XIV ha alternato grandi gesti pubblici a una intensa attività diplomatica spesso discreta, ma orientata alla costruzione di percorsi di riconciliazione. Numerosi gli appelli per il cessate il fuoco nelle aree di conflitto, così come gli incontri con leader politici e religiosi, in particolare sul fronte mediorientale. Significativo anche il richiamo costante alla responsabilità della comunità internazionale nel contrastare la cultura della violenza e del riarmo.
Tra i momenti più rilevanti dell’anno vi sono stati i viaggi apostolici in Türkiye e Libano, segnati dall’attenzione al dialogo ecumenico e alla vicinanza alle popolazioni ferite dalla guerra e dalla crisi economica, e il lungo pellegrinaggio africano, durante il quale il Pontefice ha denunciato le disuguaglianze sociali, lo sfruttamento delle risorse e le povertà che ancora segnano il continente. In più occasioni il Papa ha invitato la Chiesa e la comunità internazionale a custodire la dignità dei più fragili, dei migranti, dei poveri e delle vittime dei conflitti.
Particolare attenzione è stata riservata anche ai giovani, protagonisti del Giubileo della Speranza, concluso da Leone XIV nel gennaio scorso. Nel corso delle celebrazioni giubilari il Pontefice ha esortato le nuove generazioni a costruire relazioni autentiche, superando individualismo e superficialità.
Sul piano ecclesiale, il Papa ha avviato un metodo di lavoro improntato alla collegialità e all’ascolto, convocando il Concistoro con il Collegio cardinalizio e promuovendo una riflessione condivisa su temi come sinodalità, evangelizzazione e missione. Non sono mancati interventi di riforma nella Curia romana, con nuove nomine e provvedimenti orientati anche alla trasparenza amministrativa e finanziaria.
Nei suoi discorsi è ricorsa spesso la parola «dialogo», inteso come via necessaria per affrontare tensioni internazionali, divisioni sociali e anche le polarizzazioni interne alla Chiesa. Una linea che mostra evidenti elementi di continuità con il magistero di Papa Francesco, soprattutto nell’attenzione agli ultimi, ai migranti e alla custodia del Creato.
In questo orizzonte si collocano anche le recenti parole dell’arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, che ha sottolineato come Leone XIV «ha mostrato la grande libertà della Chiesa rispetto al potere, ma anche una volontà di collaborare con chiunque concepisca il potere in funzione del bene comune». Richiamando il ruolo della diplomazia vaticana, Baturi ha ricordato che la Chiesa invita gli Stati a considerare l’altro non come «un concorrente da opprimere», ma come un soggetto con cui cercare, nel diritto e nel multilateralismo, un confronto orientato al bene comune.
Dopo dodici mesi segnati da viaggi, incontri, riforme e continui appelli alla pace, il pontificato di Leone XIV sembra già mostrare alcune direttrici precise: una Chiesa missionaria, capace di dialogo, vicina alle periferie del mondo e impegnata a costruire ponti in un tempo attraversato da conflitti e profonde divisioni.
