
Una Chiesa capace di abitare i territori, condividerne le difficoltà e contribuire concretamente alla costruzione del loro futuro. È la prospettiva indicata da monsignor Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, intervenuto a Benevento all’incontro dei Vescovi per le Aree interne, in programma tra ieri e oggi (1 settembre) presso il Centro “La Pace”.
L’appuntamento riunisce una trentina di presuli provenienti da diverse regioni italiane per ascoltare i territori, condividere buone pratiche e individuare nuove prospettive di fronte alle trasformazioni pastorali, sociali e demografiche che interessano le zone più fragili del Paese. Un percorso avviato nel 2021 e che quest’anno vede anche la CEI impegnata in un coordinamento unitario delle diverse iniziative dedicate alle Aree interne.
Nella sua relazione, intitolata Allargare gli spazi della riflessione e dell’iniziativa pastorale. La nostra responsabilità pastorale, Crociata ha sottolineato come l’attenzione alle aree interne debba essere inserita nella più ampia missione della Chiesa di annuncio, servizio e testimonianza.
Una prospettiva che richiede anche di ripensare la vita delle comunità, riconoscendo una maggiore soggettività dei fedeli laici, favorendo nuove ministerialità e valorizzando quella «corresponsabilità differenziata» richiamata dal Cammino sinodale delle Chiese in Italia. L’obiettivo non è che i laici prendano il posto dei sacerdoti, ma che assumano pienamente la responsabilità derivante dal Battesimo.
Ma la riflessione pastorale, secondo Crociata, non è sufficiente. Occorre integrare la dimensione sociale, assumendo come riferimento la Dottrina sociale della Chiesa.
«Non è più tempo di pensare una azione pastorale avulsa dalle dinamiche territoriali, economico-sociali e culturali», sottolinea il vescovo, richiamando Magnifica humanitas di Leone XIV e l’affermazione secondo cui «l’annuncio cristiano ha un’intrinseca dimensione sociale».
Lo sguardo sulle aree interne deve allo stesso tempo evitare una logica esclusivamente difensiva o assistenzialistica. Spopolamento, mobilità e progressiva urbanizzazione sono infatti fenomeni complessi, che richiedono di leggere i cambiamenti in corso e individuare le condizioni capaci di sostenere concretamente la vita dei territori.
Centrale diventa così il tema della collaborazione. Le esperienze maturate negli ultimi anni mostrano, secondo Crociata, l’importanza di costruire progetti aderenti alle caratteristiche delle singole realtà e capaci di coinvolgere amministrazioni, enti pubblici e privati e comunità locali.
«Iniziative calate dall’alto e gestite direttamente dal centro» non riescono infatti a ottenere gli stessi risultati delle esperienze fondate sul lavoro condiviso e sulla collaborazione tra i diversi soggetti presenti nei territori.
In questo scenario la Dottrina sociale della Chiesa può offrire un contributo decisivo, a partire dal primato della persona e dai principi di libertà, uguaglianza, solidarietà e sussidiarietà. Per Crociata occorre far crescere una nuova coscienza civica e un più forte senso di responsabilità verso il bene comune.
Due le piste indicate: da una parte la formazione di persone capaci di partecipare all’ideazione e alla realizzazione di progetti, promuovendo anche la partecipazione alla vita sociale, amministrativa e politica; dall’altra la valorizzazione dei corpi intermedi, dalle cooperative alle imprese sociali, dal volontariato alle associazioni territoriali e alle realtà del Terzo Settore.
In una società segnata dall’individualismo e dalla disintermediazione, diventa quindi necessario «fare rete e creare reti», sostenere la dimensione comunitaria, costruire luoghi di confronto e di mediazione e promuovere forme di responsabilità condivisa.
La conclusione riporta la questione delle aree interne al cuore stesso della testimonianza cristiana. La fede, sottolinea Crociata, può diventare la motivazione profonda di una rinnovata partecipazione sociale, capace di coinvolgere credenti e persone di buona volontà.
«La vita non ci è data come bene di consumo, ma come compito a favore anche degli altri». Una responsabilità che interpella chi abita le aree interne, ma anche quanti sono disponibili a contribuire a un impegno collettivo capace di rendere migliori persino i territori più periferici e disagiati.
