Omelia dell’Arcivescovo in occasione della Sagra estiva in onore di Nostra Signora di Bonaria

Domenica 5 luglio 2026, XIV del Tempo Ordinario

Omelia per la Santa Messa in occasione della 160a Sagra Estiva di Nostra Signora di Bonaria

 Zc 9,9-10

Rm 8,9.11-13

Mt 11,25-30

1. Come da tradizione, in questa prima domenica di luglio si svolge la Sagra Estiva in onore di Nostra Signora di Bonaria, le cui origini risalgono al voto compiuto da alcuni giovani reduci della guerra del 1866 contro l’Impero austriaco, la cosiddetta “terza guerra dindipendenza, che vollero presentare alla Madonna la loro gratitudine. Stasera, nello specchio di mare antistante la Basilica, sarà deposta la corona d’alloro in ricordo e in preghiera per tutti i caduti di ogni guerra. Un gesto di memoria e di pietà che costituisce al tempo stesso uninvocazione a Dio e agli uomini di pace, fraternità e riconciliazione.

Ci sia pace in ogni parte della terra, nella libertà, nella giustizia, nella verità e nell’amore. Non dimentichiamo le lacrime di chi soffre per la violenza e l’odio. Ogni giorno migliaia nostri fratelli sono sacrificati all’altare sacrilego del potere e della ricchezza. Tutta la terra è la nostra terra, tutti gli uomini sono nostri fratelli. Affidiamo ancora alla Patrona massima della Sardegna la nostra supplica perché sia dappertutto pace, perché cadano definitivamente i muri di separazione e di inimicizia che il Signore ha abbattuto nel suo corpo sacrificato sulla croce (cf. Ef2,14).

Nelle tante vittime della guerra e dell’odio rivive ancora oggi la croce di Cristo e noi supplichiamo che si manifesti, ancora, con potenza d’amore la sua vittoria sulla morte e sull’odio. Il cammino autenticamente religioso ci fa invocare la pace, perché ci mettiamo alla ricerca del Padre che è intimo a ciascuno, che è il Tutto cheabbraccia ogni persona.

 

2. Con questa Sagra Estiva si conclude il ricco programma di pellegrinaggi, liturgie, convegni, concerti pensato per celebrare ilcentenario della dedicazione di questa Basilica di Nostra Signora di Bonaria, avvenuta il 22 aprile 1926. I vescovi, in quella circostanza, ne avevano parlato come della “cattedrale mariana” della Sardegna. Ed in effetti, in questi mesi, la Chiesa della Sardegna e, a titolo tutto particolare, di Cagliari, è stata coinvolta in tutte le sue espressioni istituzionali e carismatiche, territoriali e d’ambiente in un dialogo personale e comunitario, intimo e pubblico con la Madre di Dio che continua a offrire allo sguardo e all’affetto dei fedeli il suo Figlio Gesù, luce di quel mondo che egli, nella sua mano, custodisce e sostiene.  

I gesti di questi mesi hanno manifestato l’anima profondamente religiosa dei sardi, e direi dell’uomo. Non ci basta sopravvivere, non ci basta alcuna cosa che possiamo prendere con le nostre mani. Il mondo intero sarebbe insufficiente per un cuore che brama l’assoluto, la vita e la verità senza fine. Solo l’infinito basta al cuore dell’uomo. E l’infinito si è fatto bambino tra le braccia di una madre, è venuto tra noi, è morto per noi ed è risorto per restare con noi. Come abbiamo sentito in un commovente video realizzato da una coppia intrappolata sotto le macerie del Venezuela: Dio è con noi! C’è un’infinita distanza che ci separa da Lui, ma il Verbo ha colmato questa infinita distanza per farsi uomo, amabile presenza che continuamente ci viene incontro,portato in braccio da sua madre. Essere cristiani significa contemplare il volto di Cristo ed è bello poterlo fare con gli occhi della Vergine Madre. Disse Paolo VI proprio in questo luogo: «Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a Lui ci conduce» (24 aprile 1970). Lo sguardo di Maria ci introduce potentemente alla comprensione del mistero del Figlio di Dio e suo.

Il gesto che meglio traduce questa consapevolezza è lapreghiera, la supplica, che esprime la verità della nostra condizione umana davanti a Dio. Come ci insegna Gesù nel Vangelo, noi siamo piccoli, affaticati e oppressi (Mt 11,25-30). Con desiderio e gioia, perciò, andiamo a lui, lo supplichiamo di godere del “ristoro” che promette e della grazia di poterlo imitare nella mitezza e umiltà di cuore. Siamo umili, e quindi siamo mendicanti di un “ristoro” di pace, di una misericordia. Andando a lui ci facciamo pellegrini dell’Eterno. Qui abbiamo supplicato e domandato pietà per noi, per i nostri cari, per tutta la nostra Chiesadi Cagliari, per il mondo intero. La preghiera non è il gesto della disperazione, perché chi dispera impreca, non supplica. La supplica è il gesto dell’amore, a se stessi e agli altri e della fiduciain Dio. Perché sappiamo e abbiamo sperimentato che davvero egli ci dà “ristoro”, che il suo “giogo” è dolce e il suo “peso” leggero, noi lo invochiamo e già nella preghiera rispondiamo al suo invito: «Venite a me». Siamo consapevoli della nostra miseria, delle nostre fatiche e dei nostri affanni, ma al tempo stesso conosciamo l’indomito desiderio della felicità, dell’amore e della pienezza. Desideriamo che la Madre ci guardi e diriga il nostro sguardo a Gesù, perché la vera benedizione è essere guardati da un amore più grande del nostro. Non vogliamo morire, non vogliamo che la vita sia risucchiata nel nulla e confidiamo che in Cristo essa possa godere di quella pienezza per cui ci sentiamo fatti. Chiediamo che la nostra vita non sia perduta, ma attirata da un mistero tanto grande e bello da sconfiggere la morte.

Davanti al volto della Madre diventiamo richiesta umile, ardente, di protezione e misericordia, di verità e di felicità. Ci facciamo voce del mondo intero, soprattutto dei nostri fratelli che più soffrono. Diceva san Giovanni Crisostomo: “Chi è amato si muove a suo piacimento nell’intimo del cuore che lo ama” (Omelia 13, 1-2 sulla Seconda lettera ai Corinzi). Ci possiamo muovere a piacimento, cioè con piena libertà e consapevolezza, solo nell’intimo del cuore di Dio che si fa prossimo nel cuore della Madre.

 

3. Solo nel volto di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo,possiamo riconoscere i tratti autentici del volto dell’uomo. Lo sguardo, amoroso e appassionato, a Gesù morto e risorto, che sempre ci viene incontro come amico e fratello in tutte le circostanze della vita, ci apre alla conoscenza della verità dell’uomo. Dobbiamo riconoscere però che tante volte i nostri occhi sono rivolti altrove, su qualche misero progetto, su qualche ambizione, in una sorta di auto-contemplazione narcisistica. Quanta cattiveria, quanta violenza, quanto disamore e perdita del gusto e della gioia del vivere!. Facciamo fatica ad amare. Vien voglia di chiedersi: Dove andiamo? Che mondo stiamo costruendo? Chi ci aiuterà a costruire una vita nuova?

«Imparate da me». Guardando il crocifisso, come Maria, impariamo il segreto della vita nuova che Cristo ci trasmette nelsuo misterioso “svuotarsi di se stesso” (cf. Fil 2,7), che ha scelto e vissuto fino alla morte. «Venite a me, imparate da me». Per avere i sentimenti di Cristo anche noi dobbiamo lasciare che siamosvuotati di noi stessi perché il cuore possa essere dilatatodall’amore. Un cuore svuotato di sé è un cuore dilatato, pronto ad accogliere ogni fratello, un cuore che vede e ama la vitae costruisce e continuamente ricostruisce la casa comune, che ripara continuamente il tessuto di quel legame sociale che ci tiene insieme. Il cristiano è sempre un riparatore di brecce, un ricostruttore di case in rovina, perché gli uomini possano abitare insieme nella pace e concordia (cf. Amos 9,11; Is 58,12). Dove gli altri distruggono, noi ripariamo e ricostruiamo nell’infinita pazienza e con l’indomita tenacia della fede.

Supplichiamo Nostra Signora di Bonaria, Patrona Massima della Sardegna e Protettrice dei Naviganti (lo siamo tutti, dei navigatori). Madre Santissima, veglia su tutti noi, donaci la forza e la dolcezza del tuo “sì”, accompagna la nostra Chiesa, libera i cuori e guida il mondo intero verso l’armonia e la concordia.

 

 

 

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