
Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Cagliari,
stiamo vivendo il tempo santo della Quaresima, un tempo che la Chiesa, come Madre, ci dona per ricondurci all’essenziale della fede. Non è un tempo di apparenza né una stagione di gesti da esibire, ma un tempo di verità: il tempo in cui siamo chiamati a lasciarci guardare dal Padre, che vede nel segreto del cuore.
Il Vangelo di questi giorni ci mette davanti con chiarezza a una tentazione sempre attuale: vivere la fede cercando il consenso degli uomini invece dell’amicizia di Dio. Quando la preghiera, il digiuno e l’elemosina diventano occasioni per affermare noi stessi, rischiano di perdere la loro verità più profonda. Gesù, invece, ci invita a un cammino più esigente e insieme più liberante: quello di una conversione interiore, capace di unificare la nostra vita.
La conversione che invochiamo in Quaresima non è anzitutto uno sforzo morale o una prestazione religiosa. È un evento che tocca il cuore, apre lo sguardo e ridesta l’ascolto. È l’incontro vivo con Gesù Cristo che trasforma il nostro rapporto con Dio, con le cose e con le persone. Nel digiuno impariamo a riconoscere Cristo come il vero nutrimento della nostra vita; nella preghiera impariamo a incontrarlo come il «Tu» che ci sostiene; nell’elemosina impariamo a conformarci a Lui nella povertà e nell’amore concreto verso i fratelli.
La Quaresima è il tempo favorevole perché la grande storia del cristianesimo diventi storia personale, la nostra storia. Senza questo incontro d’amore, la fede rischia di restare esterna, formale, incapace di incidere davvero nella vita quotidiana. Sant’Agostino ci ricorda che credere è «toccare Cristo con il cuore»: lasciarsi raggiungere dalla sua parola, dalla sua presenza sacramentale, dalla sua presenza sacramentale e fraterna nella vita della Chiesa.
In questo cammino, quest’anno, siamo accompagnati in modo particolare dalla testimonianza di san Francesco, di cui ricorrono gli ottocento anni dalla morte. Tutta la sua esistenza nasce da un avvenimento d’amore: l’incontro con il Crocifisso. Da lì prende forma una vita nuova, segnata dalla povertà, dalla preghiera, da una libertà radicale e da una compassione profonda. In Francesco la forma esteriore della vita coincide con l’avvenimento interiore del cuore, fino a rendere visibile la memoria viva della passione di Cristo.
Questo è il dono che la Quaresima ci invita a implorare e a custodire: una «tenera compassione» che trasforma il cuore e rende credibile la testimonianza cristiana. Il contrario dell’ipocrisia non è il perfezionismo morale, ma un amore così vero da imprimere in noi la forma stessa di Cristo. È questo che la Chiesa e il mondo attendono: uomini e donne che, pur nella fragilità, lasciano trasparire Colui che amano.
Affido questo tempo quaresimale alla nostra Chiesa diocesana, alle comunità parrocchiali, alle famiglie, ai giovani, agli anziani, ai malati, a quanti vivono situazioni di prova e di fatica. Il verace amore di Cristo bruci ogni nostra ipocrisia, ottenga il perdono dei nostri peccati e ci trasformi sempre più nell’immagine di Lui, perché anche attraverso di noi il suo volto possa diventare visibile e riconoscibile.
Con questo augurio, accompagno ciascuno di voi nel cammino verso la Pasqua del Signore.
