
Nel silenzio raccolto della Cattedrale, la comunità diocesana ha vissuto l’Azione liturgica del Venerdì Santo, memoria della Passione e morte del Signore, presieduta dall’Arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi. Un momento intenso, segnato dall’ascolto della Parola, dall’adorazione della croce e dalla preghiera universale, nel quale i fedeli sono stati invitati a contemplare il mistero dell’amore di Cristo che si dona fino alla fine.
Nell’omelia, monsignor Giuseppe Baturi ha richiamato il significato della croce come origine stessa della Chiesa: «La Chiesa nasce dal fianco trafitto e aperto del crocifisso». Da quel costato, dal quale sgorgano sangue e acqua, prende forma il popolo dei credenti, chiamato a tornare continuamente a questa sorgente per comprendere la propria identità e missione.
La croce, ha sottolineato l’Arcivescovo, non è solo il luogo del dolore, ma la rivelazione piena dell’amore di Dio: «Se la Chiesa è sgorgata dalla croce, non può avere altra scuola che la croce per comprendere la sua propria vocazione». Da questo dono totale scaturisce la vera fecondità, che non dipende dall’efficacia delle opere o dalle capacità umane, ma dalla disponibilità a consegnarsi, come Cristo, per la salvezza del mondo.
Nel suo intervento, monsignor Baturi ha evidenziato anche il fondamento dell’unità tra i credenti: «Non l’imperio del comando o la convergenza delle idee, ma la condivisione del sentimento e del pensiero di Cristo rende uniti». L’adorazione della croce diventa così scuola di comunione, capace di sanare divisioni e di costruire relazioni fondate sulla stima reciproca e sulla ricerca del bene dell’altro.
La contemplazione del Crocifisso apre inoltre alla carità concreta. «Il segreto della vita nuova che la croce ci comunica consiste nello “svuotarsi di se stessi”», ha affermato, indicando nella logica del dono la via per una vita piena.
In un tempo segnato da conflitti, sospetto e indifferenza, l’Arcivescovo ha rilanciato un appello forte alla responsabilità: «Noi vogliamo dire a ogni uomo: “A noi importa di te”». Una parola che richiama la Chiesa a essere presenza viva di amore in un mondo ferito.
La celebrazione del Venerdì Santo ha così richiamato tutta la comunità a riconoscere nella croce non solo il segno della sofferenza, ma la via della vita nuova: una chiamata a vivere l’amore fino in fondo, nella certezza che proprio da questo dono nasce la speranza per il mondo.
