Monsignor Giuseppe Baturi
Arcivescovo di Cagliari
Basilica di Nostra Signora di Bonaria – Cagliari
15 ottobre 2026
Sono davvero contento di essere qui insieme a voi, agli educatori, a chi vi segue, con tutte le scuole cattoliche rappresentate, per chiedere, per intercessione di Maria, a Gesù, al Padre e allo Spirito la benedizione per questo anno. Imploriamo che questo anno sia davvero amico, sia buono, sia luogo della nostra crescita. Perché il periodo della scuola è il periodo della crescita e della maturazione.
Iniziamo il nostro percorso scolastico da bambini e al termine siamo diventati giovani uomini e giovani donne. La scuola è infatti il tempo della crescita e, per crescere, come per correre, bisogna avere davanti una meta. Vorrei lasciarmi ispirare da quanto abbiamo sentito, soprattutto nel Salmo responsoriale: «Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie… Il Signore ci ha fatto conoscere la sua salvezza» (Sal 97(98), 1.2).
La scuola è una cosa bella, e la scuola cattolica è ancora più bella, perché fa conoscere le meraviglie del Signore. Le cose che ci sono, le persone che abitano il mondo, sono meraviglie. È una meraviglia la natura, è una meraviglia l’ordinamento delle cose nella natura, come la capacità dell’uomo di scrivere delle poesie o dei racconti, la sua memoria capace di raccontare la storia. La scuola serve per meravigliarci della vita e del mondo e per cantare a Dio il nostro grazie. Non si può, e qui mi rivolgo agli adulti, trasmettere una conoscenza se non nella percezione della meraviglia di ciò che ci sta attorno e della vita. Occorre cantare la meraviglia della vita: questo è il senso della scuola, e di una scuola cattolica in particolare.
Cari ragazzi, cercherò, attraverso alcuni esempi, di suggerire un cammino. Immaginiamo che la nostra stanza sia al buio ma lì dentro c’è un regalo, una meraviglia che ci hanno fatto i nostri genitori. Entrando non riusciamo a vedere nulla, il buio sovrasta tutto e pur sapendo che lì dentro c’è qualcosa per noi non riusciamo a vederla. Cosa serve? Serve la luce! Senza di essa non riusciremo a vedere il regalo.
Allora chiediamo a Dio la luce della sua grazia per poter riconoscere le meraviglie che continuamente ci offre. Immaginiamo che quella stanza venga improvvisamente illuminata. La luce non basta per conoscere e riconoscere quel meraviglioso regalo che ci è stato fatto. Servono gli occhi, la capacità di vedere: è l’intelligenza, è ciò che ci permette di riconoscere quanto vediamo. Allora chiediamo al Signore di rendere più viva l’intelligenza, più curiosa di sapere, di rendersi conto delle cose. Che il Signore ci dia luce e ci dia un’intelligenza viva e curiosa. Da bambini, quando non conoscevate qualcosa, facevate delle domande ai genitori? Le domande più ricorrenti sono sempre: «Perché?», «Come si chiama?».
Per conoscere non bastano la luce e l’intelligenza: servono dei maestri, delle persone più grandi che ci aiutino a riconoscere le cose, a rendercene conto, che ci spieghino il perché, che ci aiutino a dare un nome ai nostri sentimenti e a ciò che vediamo. Da bambini chiedevamo: «Come si chiama?». Se non sappiamo come si chiama il mondo, non lo riconosciamo. Non siamo capaci ancora di riconoscerlo. Allora preghiamo perché anche quest’anno Gesù sia il nostro Maestro, attraverso gli educatori e i docenti, attraverso le suore e i padri, attraverso i professori. Gesù si avvicina a noi come luce, come intelligenza e come Maestro, a cui chiedere continuamente il perché della vita e di tutto ciò che conosciamo.
Quando i discepoli non capivano qualcosa, chiedevano a Gesù il significato; se avevano dubbi, chiedevano a lui una risposta. Non c’è conoscenza senza sapere cosa significa il mondo e solo un maestro vero può svelarcelo. La luce, gli occhi dell’intelligenza, un maestro sono condizioni necessarie per meravigliarsi della realtà e conoscerla ma serve anche un altro elemento.
Non si impara da soli, ma sempre insieme a qualcun altro. Per crescere serve un’amicizia. Per crescere serve aiutarsi continuamente. Per questo in classe si è insieme. Allora preghiamo perché il Signore ci faccia amici veri e perché Lui stesso si mostri nostro amico. Che bello leggere nel Vangelo i racconti di Gesù che abbraccia i bambini e li stringe a sé. È il vero amico, l’amico di coloro che vogliono crescere. Aggiungo un corollario. Il mondo è pervaso da tanta violenza, separazione e guerra. Una scuola si riconosce cattolica anche per la capacità di vivere nella pace, nell’amicizia, nella riconciliazione, di vivere con gioia insieme.
Ecco allora il messaggio, che è anche una preghiera, che oggi vorrei consegnarvi: che il Signore ci faccia riconoscere e cantare la meraviglia della vita. Ci dia luce, ci dia intelligenza, si mostri a noi Maestro e fratello, amico, e faccia dell’esperienza della scuola un’esperienza di gioia.
