La scuola cattolica nella Chiesa di Cagliari: le sfide del presente, l’impegno della comunità
- Il Giubileo 2025 ci impegna a essere pellegrini di speranza a favore di coloro che la rappresentano in sé stessi: i giovani. Per ridare loro la bellezza e il senso della vita, papa Francesco ha chiesto che il Giubileo sia per la Chiesa «occasione di slancio nei loro confronti. […] Vicinanza ai giovani, gioia e speranza della Chiesa e del mondo!»[1].
Nella missione di cura e vicinanza verso le nuove generazioni, la Chiesa ha sempre avuto in grandissima considerazione la missione educativa, considerata una grande opera di misericordia spirituale, una forma attuale e concreta della “commozione” di Gesù che, guardando le folle smarrite, si mise a insegnare (cf. Mc 6,34). Il compito educativo è parte integrante e qualificante della missione che la Chiesa ha di proclamare la Buona Novella. «L’anelito per l’istruzione è amore», ci ricorda il libro della Sapienza (6, 17).
Educare è un compito che si rinnova a ogni generazione: «Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale»[2]. Se educare non è mai stato facile, oggi sono molti i segni che inducono a considerare prioritaria l’opera educativa. Continuano a emergere, con allarmante regolarità, episodi di violenza commessi da ragazzi giovani ai danni di loro coetanei. Vi è, poi, la muta sofferenza di tanti giovani che si ripercuote anche contro sé stessi e il proprio corpo. Tanti soffrono di ansia per l’incertezza in cui sentono avvolto il proprio futuro e maturano una grave sfiducia verso la vita e la collettività[3]. Tutto questo deve interrogarci profondamente, perché è in gioco la felicità e la vita dei nostri ragazzi, e se non sappiamo offrire e testimoniare a loro grandi ragioni di vita, allora è in gioco il nostro rapporto col futuro e la consistenza del legame sociale: «L’ampiezza e la diffusione del disagio giovanile è lo specchio dello stato di salute del Paese tutto»[4].
Al tempo stesso è forte la domanda di educazione dei giovani e delle famiglie, della società e degli adulti, domanda che si esprime primariamente come ricerca di valore e di riferimenti comunitari, di un orizzonte unitario di senso e di legami affidabili. I giovani, quelli di oggi come quelli di sempre, attendono un annunzio che sappia concentrarsi «sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario»[5], proposto e testimoniato da compagnie amiche e autorevoli. L’opera di educazione ha bisogno di adulti capaci di aiutare i ragazzi a vivere in pienezza e di dare il proprio contributo al bene della comunità in cui sono inseriti: è sempre un incontro e uno sguardo che aiuta a crescere. Gli educatori autorevoli sono quelli che fanno percepire la vita come una ricchezza grande e la giovinezza come una primavera, un cominciamento, un’apertura agli altri e al mondo, al futuro e alla felicità.
L’impegno della Chiesa per educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza del Signore Gesù assume anche il valore di un contributo per trasformare la realtà: «L’educazione è una delle vie più efficaci per umanizzare il mondo e la storia»[6]. Come autorevolmente osserva il Concilio Vaticano II, il futuro dell’umanità è riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza[7]. Educare è questione di responsabilità per il futuro, di amore e di speranza, ed è un compito urgente. Il magistero recente, per rafforzare l’impegno della Chiesa nell’ambito educativo, non ha esitato a coniare le felici espressioni di «pastorale dell’intelligenza»[8] e «carità intellettuale»[9].
L’educazione tende ad aprire il discepolo alla realtà, assecondando l’innata curiosità di comprenderne il senso, facendone percepire la grandezza e la vera profondità. In tal modo questi è anche aperto alla comprensione di sé stesso, liberato dall’inevitabile parzialità cui va incontro chi resta chiuso nei propri sogni e nella sua propria immaginazione, ed è immesso nella comunità umana per dare il proprio apporto personale e creativo: «Educazione […] non è imposizione, ma realmente apertura dell’“io” al “tu”, al “noi” e al “Tu” di Dio»[10]. L’accesso alla realtà libera l’uomo dalla chiusura in sé stesso e ne allarga gli orizzonti all’infinitamente grande, al mistero che circonda ogni cosa conosciuta. Diceva papa Francesco: «L’educazione offre un senso, una narrativa a ogni elemento della vita dell’essere umano. Non si esaurisce nel condividere conoscenze o nello sviluppare abilità, ma, come mostra la sua etimologia, aiuta a tirare fuori il meglio di ogni persona, a lucidare il diamante che il Signore ha posto in ognuno. L’educazione contribuisce a far sì che tale diamante lasci passare la Luce, che è Cristo (cfr. Gv 8, 12) e che così brilli in mezzo al mondo»[11]. C’è un diamante in ogni bambino e giovane e l’educazione serve a tirarlo fuori, a lucidarlo e farlo brillare in un mondo che non ha bisogno di nuove analisi sul buio, ma di luci che ci accendono.
- Una grande importanza conserva, per questa missione, la scuola cattolica[12], alla cura della quale furono dedicati alcuni lungimiranti atti di magistero dei Vescovi di Sardegna. Basti ricordare la Lettera pastorale collettiva degli Arcivescovi e vescovi della Sardegna per la Quaresima del 1920 dedicata alla «cura che dobbiamo avere della fanciullezza», proponendo «quale mezzo utilissimo gli asili infantili»[13]. I Vescovi chiedevano con forza e fiducia che gli asili fossero istituti in tutti le città e villaggi dell’Isola[14], esortando il clero a non aver paura delle inevitabili difficoltà: «Non siamo pigri dunque: si oppongono ostacoli, superiamoli: sono necessari sacrifici personali, facciamoli per amor di Dio. Siamo convinti che nella nostra parrocchia è necessario l’asilo; non diamoci requie finché non saremo riusciti nell’intento. State certi che con questa energia di volontà si riuscirà senza fallo»[15].
Questa ferma intenzione dei Vescovi venne pochi anni dopo raccolta nel Concilio Plenario Sardo del 1924, che dispose la promozione degli asili parrocchiali per l’infanzia affidati, per quanto possibile, alle congregazioni religiose femminili, capaci di coniugare l’educazione dei figli, il rapporto con le madri, la catechesi nelle parrocchie[16]. L’impegno dei Vescovi spiega perché la maggioranza delle scuole dell’infanzia cattoliche (dette anche materne) sia nata nel tessuto vivo delle parrocchie, e come abbiano rappresentato anche in Sardegna, come in tutta l’Italia, l’esperienza più diffusa per quanto riguarda la presenza della Chiesa nel campo educativo. Esse hanno costituito ambiti privilegiati di formazione umana e cristiana, in un inserimento pieno e dinamico nella vita e nelle tradizioni del territorio e della comunità ecclesiale.
Dopo più di cento anni da quei documenti, qual è oggi la situazione? Nell’anno scolastico 2023-24, in Sardegna si contavano 158 scuole paritarie cattoliche, delle quali 133 della scuola dell’infanzia, 16 della scuola primaria, 6 della scuola secondaria di primo grado e 3 della scuola secondaria di secondo grado[17]. Non può non preoccupare la scarsità di scuole cattoliche nei gradi più elevati del sistema scolastico, lì dove e quando i giovani strutturano la propria personalità ed elaborano, a contatto con i loro più profondi interrogativi e attese, criteri di giudizio e di azione, orientamenti di vita.
Molte di queste istituzioni sono concentrate nella nostra Diocesi, che però sta registrando una grave crisi, soprattutto a livello di scuola dell’infanzia. Le scuole cattoliche, dal 2019 al 2023, diminuite di 11 unità, passando da 62 a 51, tutte relative alla scuola dell’infanzia, mentre il numero complessivo di alunni, nello stesso arco temporale, è diminuito di 360 unità, passando da 2140 a 1780.
I motivi della presente difficoltà sono molteplici. Pesa certamente il costo economico che grava sulle famiglie che scelgono di avvalersi, per l’educazione dei propri figli, di una scuola cattolica, causato da una situazione italiana che, al contrario di altri paesi occidentali, penalizza la libertà educativa. La denatalità fa sentire i suoi effetti, a partire dai gradi più bassi del sistema scolastico. È da considerare, inoltre, la fragilità delle realtà ecclesiali che finora hanno retto queste benemerite istituzioni educative, soprattutto a causa della diminuzione delle vocazioni presbiterali e religiose e il conseguente loro complessivo invecchiamento. Conta, soprattutto, l’indebolirsi della consapevolezza, presso la comunità ecclesiale, del valore di una formazione assicurata dalla scuola cattolica.
Siamo convinti di quanto scrive il Concilio Plenario Sardo del 2000-2001, ossia che la «chiusura delle scuole cattoliche in Sardegna a causa di difficoltà economiche [o per altre ragioni, aggiungiamo] sarebbe per la Chiesa Sarda e per la comunità civile isolana un grave danno»[18]. Purtroppo, dopo venticinque anni dobbiamo usare il tempo verbale dell’indicativo: la progressiva chiusura delle scuole cattoliche è un grave danno per la Chiesa e la società civile.
- La scuola cattolica svolge, ne siamo convinti, un’importante funzione pubblica, collaborando non solo alla trasmissione e costruzione dei saperi, ma costituendo un’importante forma di partecipazione all’edificazione di una società democratica, pluralista e solidale. La rete delle scuole cattoliche sostiene la democrazia e il reale pluralismo culturale grazie a un’efficace e libera azione educativa che 1) riconosce la centralità della persona con le sue doti, i suoi interessi e le domande di senso che la costituiscono; 2) afferma il diritto primario dei genitori di scegliere liberamente, secondo le proprie convinzioni, il tipo di educazione che intendono dare ai figli (libertà d’educazione)[19]; 3) educa la capacità critica degli studenti nei riguardi delle questioni che oggi interpellano maggiormente la convivenza sociale e politica; 4) sviluppa al suo interno la prassi del dialogo e del confronto come metodo della convivenza e del comune impegno di educatori, studenti e genitori.
Occorre pertanto ribadire, anche in questa sede, la richiesta che sia reso effettivo il disegno costituzionale per il quale la «legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali» (art. 33, co. 4, Cost.). La parità scolastica voluta dai costituenti ispirava, proprio 25 anni fa, la legge n. 62/2000, che attende ancora di essere realizzata in modo effettivo. È giusto richiedere anche alla Regione Autonoma della Sardegna la predisposizione di provvedimenti per una più matura libertà educativa. È bene ricordare che il diritto di libertà educativa è espressamente riconosciuto ai genitori, tra l’altro, dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani (CEDU)[20] e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea[21].
- All’interno della nozione generica di “scuola cattolica”, è doveroso osservare un universo diversificato quanto a natura giuridica, ispirazione e carismi particolari[22]. In questi decenni la realtà si è allargata fino a comprendere tutte le realtà educative (compresi i centri di formazione professionale) che in vario modo esprimono la cura educativa della comunità ecclesiale e che pongono il Vangelo come decisivo punto di riferimento per la formazione della persona. Accanto alle scuole cattoliche erette da Diocesi e parrocchie, oltre che da Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica, ispirate dai loro fondatori, più di recente anche gruppi di fedeli laici, spesso genitori o insegnanti, in virtù della loro vocazione battesimale, hanno preso l’iniziativa di fondare o di dirigere scuole di ispirazione cristiana. «Lo Spirito di Dio non cessa di far nascere diversi doni nella Chiesa e di suscitare vocazioni nel Popolo di Dio per esercitare l’apostolato dell’educazione dei giovani»[23].
Resta naturalmente valido che la qualifica di “cattolica” può essere formalmente usata solo dalla scuola che sia diretta dall’autorità ecclesiastica competente o da una persona giuridica ecclesiastica pubblica, oppure quella che l’autorità ecclesiastica riconosce come tale con un documento scritto (can. 803 § 1). Soprattutto nei riguardi di queste ultime, la disciplina della Chiesa assegna al Vescovo il compito di vigilare e di visitare le scuole cattoliche situate nel suo territorio e di dare disposizioni che concernono il loro andamento generale[24].
- Di fronte alle difficoltà attuali serve soprattutto curare, rafforzare e condividere con chiarezza gli elementi fondamentali dell’identità della scuola cattolica, per precisare il suo progetto educativo, con attenzione al contesto del territorio in cui si svolge il suo servizio, alla qualificazione e l’impegno collegiale del personale educativo, e alla collaborazione con i genitori. Senza alcuna pretesa di esaustività, indico alcuni elementi.
In quanto scuola, essa offre un’attività didattica organizzata, sistematizzata, critica, integrando la trasmissione del patrimonio culturale e scientifico già acquisito con la primaria finalità educativa integrale delle persone. Ciò è possibile attraverso la ricerca della verità accessibile a tutti gli esseri umani dotati di razionalità e libertà di coscienza. In quanto cattolica, la scuola non può certo avere il compito di imporre la fede, che può essere donata e accolta solo in piena libertà, ma quello di sviluppare un progetto educativo per il quale i bambini e gli adolescenti sono aiutati a crescere in un ambiente comunitario permeato dalla fede e dalla carità, in modo che la conoscenza del mondo, della vita, dell’uomo, che gli alunni via via acquistano, sia illuminata dalla fede[25]. In altre parole, oltre agli strumenti comuni alle altre scuole, nella scuola cattolica la ragione entra in dialogo con la fede che permette di accedere anche alle verità che trascendono i soli dati delle scienze empiriche e razionali, per aprirsi alla verità tutta intera e in tal modo dare risposta ai più profondi interrogativi dell’animo umano[26]. In questo modo, in sinergia con le famiglie e con la comunità ecclesiale, la scuola cattolica cerca dunque di promuovere quell’«unità tra la fede, la cultura e la vita che è obiettivo fondamentale dell’educazione cristiana»[27]. Il grande compito di una scuola cattolica è sviluppare allora tutte le dimensioni della persona e introdurre gli alunni in tutti gli aspetti della realtà, con le necessarie distinzioni ma senza divisioni improprie, sviluppando una prospettiva profondamente unitaria: «Non si dà separazione tra momenti di apprendimento e momenti di educazione, tra momenti della nozione e momenti della sapienza. Le singole discipline non presentano solo conoscenze da acquisire, ma valori da assimilare e verità da scoprire»[28].
È questa peculiare caratteristica della proposta educativa a giustificare l’appartenenza delle scuole cattoliche alla vita e missione della Chiesa e il loro conseguente inserimento all’interno di una pastorale organica della comunità cristiana. Nella scuola cattolica, la dimensione ecclesiale è una «qualità propria e specifica, carattere distintivo che penetra e plasma ogni momento della sua azione educativa, parte fondante della sua stessa identità e punto focale della sua missione»[29]. Fa parte della dimensione ecclesiale della scuola cattolica l’essere una scuola per tutti, in particolare per i più deboli (tra i quali le persone con disabilità), come testimonia la storia di tante di loro, nate come espressione di vera carità educativa.
La scuola cattolica ha una dimensione essenzialmente comunitaria. Essa può svolgere la sua importante missione solo in sinergia con le famiglie, alle quali deve offrire la propria specifica collaborazione combattendo la loro solitudine educativa[30]. Tutta la comunità educante, fatta da genitori, studenti e insegnanti, personale non docente, dirigenti e gestori, secondo le diverse responsabilità dell’impegno professionale e vocazionale, è chiamata a condividere la comune missione educatrice della scuola e dare testimonianza adeguata caratterizzata dalla ricerca della verità, dalla carità vicendevole e dal rispetto delle persone. La relazione con la comunità educante suscita il desiderio di crescere nella conoscenza e nella comprensione di Cristo e di condurre una nuova vita caratterizzata da tutto ciò che è bello, buono e vero[31].
La comunità della scuola offre la testimonianza di una vita cristiana nutrita e rafforzata entro la più grande comunità della Chiesa. La missione educativa della scuola cattolica e la sua partecipazione all’azione di evangelizzazione della Chiesa richiedono di recuperare un rapporto più fecondo tra le comunità cristiane e le scuole cattoliche per una più limpida testimonianza cristiana nell’ambito educativo, anche superando forme di estraneità e di indifferenza. Ciò richiede un duplice e convergente cammino: la scuola cattolica deve pensare se stessa e il proprio compito in una relazione sempre più piena con la Chiesa diocesana; la Diocesi deve sentire e trattare la scuola cattolica come una realtà profondamente radicata nella propria trama vitale e nella propria missione verso il mondo[32]. All’interno di questo intenso rapporto con la comunità ecclesiale tutta e di mutuo aiuto tra le scuole, è possibile affrontare alcune sfide proprie di questi tempi, tra le quali il possibile passaggio dai consacrati ai laici nella gestione e direzione degli istituti, o il frequente ricambio di insegnanti che caratterizza le scuole paritarie, la formazione dei nuovi docenti circa l’ispirazione e il carisma che contraddistingue la scuola.
- Il Concilio Plenario Sardo del 200-2001 afferma il valore del camminare insieme: «Le situazioni di difficoltà devono spingere i vari operatori delle scuole cattoliche di ogni grado ad una maggiore collaborazione, dialogo e confronto tra di loro, al perseguimento unitario di alcune mete operative e, soprattutto, alla ricerca comune di progetti, metodi e criteri educativi, sempre più qualificati dal punto di vista della formazione intellettuale, umana e cristiana»[33].
Per tale ragione, lo scorso 31 gennaio, memoria liturgica di San Giovanni Bosco, ho istituito il Coordinamento Diocesano delle Scuole Cattoliche e di Ispirazione Cristiana, con i seguenti compiti:
- animare e supportare le scuole con azioni concrete, nell’ottica della sussidiarietà, a livello organizzativo e gestionale, contribuendo a svilupparne la proposta educativa e l’azione unitaria;
- conoscere e monitorare in maniera puntuale e aggiornata le Scuole Cattoliche e di Ispirazione Cristiana presenti in diocesi;
- favorire la collaborazione tra le associazioni e federazioni esistenti, promuovendone il lavoro unitario;
- promuovere e integrare lo sforzo educativo delle scuole nell’attività pastorale diocesana, vicariale e parrocchiale, con particolare riferimento agli ambiti della famiglia, della cultura, dei giovani, degli oratori e della Caritas;
- rappresentare l’insieme delle Scuole Cattoliche e di Ispirazione Cristiana nei riguardi della società civile e delle pubbliche istituzioni a livello locale;
- collaborare alla preparazione, l’aggiornamento e la formazione dei componenti le comunità educanti, in particolare i docenti, i dirigenti e le famiglie.
L’urgenza di oggi è la comunione, che nel nostro contesto prende la forma della condivisione di idee, di risorse e di carismi.
- «Educare è sempre un atto di speranza»[34]. Per la forza di questa speranza ringrazio di cuore quanti quotidianamente, con passione d’amore e competenza d’intelligenza, spendono le loro energie per l’educazione dei bambini e dei ragazzi nelle scuole cattoliche, mentre mi auguro che queste possano riprendere vigore nella Chiesa di Cagliari, per la creativa capacità di affrontare le sfide del momento presente, con l’unitaria attenzione di tutte le componenti della comunità diocesana.
Tutto questo affido alla cura materna della Beata Vergine Maria di Fatima, nel giorno della sua memoria liturgica.
Grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù nostro Signore.
Giuseppe BATURI
Arcivescovo Metropolita di Cagliari
Cagliari, 13 maggio 2025
Memoria della Beata Vergine Maria di Fatima
[1] Francesco, Spes non confundit. Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025, 9 maggio 2024, n. 12.
[2] Benedetto XVI, Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008.
[3] «Il disagio tradisce, anzitutto, una scarsa fiducia non solo nei propri mezzi, ma anche nel futuro e nella volontà della collettività di cui si è parte di riconoscere i bisogni e sostenere le aspirazioni di ciascuno»: Consiglio Nazionale dei Giovani, Il disagio giovanile oggi. Report del Consiglio Nazionale dei Giovani, Open access PDF, 2022, 12.
[4] Ibid., 12.
[5] Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, n. 35.
[6] Francesco, Videomessaggio in occasione dell’incontro “Global Compact on Education. Together to look beyond”», 15 ottobre 2020.
[7] «Affinché poi tutti i cittadini siano spinti a partecipare alla vita dei vari gruppi di cui si compone il corpo sociale, è necessario che trovino in essi dei valori capaci di attirarli e di disporli al servizio degli altri. Si può pensare legittimamente che il futuro dell’umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza»: Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. past. Gaudium et Spes, n. 31.
[8] Benedetto XVI, Discorso di apertura del convegno della diocesi di Roma, Roma 5 giugno 2006.
[9] Francesco, Messaggio in occasione del Secondo Meeting Internazionale “La Scienza per la Pace” (Teramo, 30 giugno – 1° luglio 2023), 31 maggio 2023; Benedetto XVI, Incontro con gli educatori cattolici, Università Cattolica d’America, Washington, D.C. 17 aprile 2008.
[10] Benedetto XVI, Discorso all’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, 27 maggio 2010.
[11] Francesco, Discorso ai membri della “Fraternidad de Agrupaciones Santo Tomás de Aquino” (FASTA), 30 settembre 2022.
[12] Tra i documenti più recenti che confermano l’importanza della scuola cattolica: Conferenza Episcopale Italiana, Nota pastorale La scuola cattolica risorsa educativa della chiesa locale per la società, 11 luglio 2014; Congregazione per l’educazione cattolica, Istruzione L’identità della Scuola Cattolica per una cultura del dialogo, 25 gennaio 2022; Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica, L’identità della Scuola Cattolica per una cultura del dialogo. Uno strumento di lavoro sull’identità della scuola cattolica e sul Cammino sinodale della Chiesa che è in Italia, 6 settembre 2022.
[13] Lettera pastorale collettiva degli Arcivescovi e vescovi della Sardegna per la Quaresima del 1920, Cagliari 18 gennaio 1920, in F. Atzeni – T. Cabizzosu (curatori), Francesco Rossi. Lettere pastorali e circolari (1913-1920), Cagliari 2007, 142-151.
[14] «Oh, quanto godrebbe il nostro cuore di vescovo, se il Signore concedesse alla nostra diletta isola la grazia di vedere così moltiplicati gli asili diretti da suore, che non resti villaggio di qualche importanza che ne sia privo!»: Ibidem, 148.
[15] Ibidem, 148.
[16] «Ad hunc finem promoveantur in paroeciis infantiae asyla, quibus praesint, si fieri potest, mulieres religiosae congregationis»: Concilium plenarium Sardum Arboreae seu Oristanei, anno MDCCCCXXIV, Romae 1925, Art. 166.
[17] Cf. S. Cicatelli, Un sistema apparentemente a due velocità (anno scolastico 2023-24), in Centro Studi per la Scuola Cattolica, Emergenze educative. Scuola Cattolica in Italia. Ventiseiesimo Rapporto, 2024, Brescia 2024, 245.
[18] Conferenza Episcopale Sarda, Chiesa di Dio in Sardegna all’inizio del terzo millennio. Atti del Concilio Plenario Sardo 2000-2001, Sestu (CA) 2001, n. 86 § 6, 163.
[19] «Mi sembra molto importante ricordare che l’educazione integrale dei figli è “dovere gravissimo” e allo stesso tempo “diritto primario” dei genitori. Non si tratta solamente di un’incombenza o di un peso, ma anche di un diritto essenziale e insostituibile che sono chiamati a difendere e che nessuno dovrebbe pretendere di togliere loro. Lo Stato offre un servizio educativo in maniera sussidiaria, accompagnando la funzione non delegabile dei genitori, che hanno il diritto di poter scegliere con libertà il tipo di educazione – accessibile e di qualità – che intendono dare ai figli secondo le proprie convinzioni»: Francesco, Lett. enc. Amoris laetitia, 19 marzo 2016, n. 84.
[20] «Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche»: art. 2 del protocollo addizionale alla CEDU.
[21] «La libertà di creare istituti di insegnamento nel rispetto dei principi democratici, così come il diritto dei genitori di provvedere all’educazione e all’istruzione dei loro figli secondo le loro convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche, sono rispettati secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio»: art. 14, co. 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
[22] Cf. Conferenza Episcopale Italiana, Nota pastorale La scuola cattolica risorsa educativa della chiesa locale per la società, 11 luglio 2014, n. 4; Congregazione per l’educazione cattolica, Istruzione L’identità della Scuola Cattolica per una cultura del dialogo, 25 gennaio 2022, n. 52-58;
[23] Congregazione per l’educazione cattolica, Istruzione L’identità della Scuola Cattolica per una cultura del dialogo, 25 gennaio 2022, n. 53. Cf. Conferenza Episcopale Italiana, Nota pastorale La scuola cattolica risorsa educativa della chiesa locale per la società, 11 luglio 2014, n. 22.
[24] Can. 806 § 1 del Codex Iuris Canonici. Sulla responsabilità del Vescovo, cf. anche Notiziario della Conferenza Episcopale Italiana n. 4/1987, 121; Congregazione per l’Educazione Cattolica, Istruzione L’identità della Scuola Cattolica per una cultura del dialogo, 29 marzo 2022, n. 59.
[25] Concilio Ecumenico Vaticano II, Dichiarazione Gravissimum educationis, 28 ottobre 1965, n. 8.
[26] Cf. Congregazione per l’educazione cattolica, Istruzione L’identità della Scuola Cattolica per una cultura del dialogo, 25 gennaio 2022, n. 20.
[27] Benedetto XVI, Discorso di apertura del convegno della diocesi di Roma, Roma 11 giugno 2007.
[28] Congregazione per l’Educazione Cattolica, La scuola cattolica alle soglie del terzo millennio, 28 dicembre 1997, n. 14.
[29] Ibid., n. 11.
[30] Francesco, Discorso ai membri dell’Associazione Italiana Genitori, 7 settembre 2018. Scrive il Papa che «la scuola non sostituisce i genitori bensì è ad essi complementare», come d’altra parte «qualsiasi altro collaboratore nel processo educativo deve agire in nome dei genitori, con il loro consenso e, in una certa misura, anche su loro incarico»: Francesco, Lett. enc. Amoris laetitia, 19 marzo 2016, n. 84.
[31] Cf. Benedetto XVI, Incontro con gli educatori cattolici, Università Cattolica d’America, Washington, D.C. 17 aprile 2008.
[32] Cf. Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, 4 ottobre 2010, 48; Conferenza Episcopale Italiana, Nota pastorale La scuola cattolica risorsa educativa della chiesa locale per la società, 11 luglio 2014, n. 13; Congregazione per l’educazione cattolica, Istruzione L’identità della Scuola Cattolica per una cultura del dialogo, 25 gennaio 2022, n. 26.
[33] Conferenza Episcopale Sarda, Chiesa di Dio in Sardegna all’inizio del terzo millennio. Atti del Concilio Plenario Sardo 2000-2001, Sestu (CA) 2001, n. 86 § 6, 163.
[34] Francesco, Videomessaggio in occasione dell’incontro “Global Compact on Education. Together to look beyond”», 15 ottobre 2020.
