
Riproponiamo questo contributo del professor Marcello Schirru, pubblicato su Kalaritana Avvenire del 3 maggio 2026. Attraverso un percorso storico-architettonico, l’autore accompagna il lettore alla scoperta dell’evoluzione degli edifici di culto cristiani, evidenziandone il profondo legame con la vita della Chiesa e con la celebrazione della liturgia
Di seguito proponiamo la versione integrale dell’articolo
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Le chiese a pianta centrale acquistano particolare valenza nell’Alto medioevo quando sorgono architetture come la Cappella palatina di Aquisgrana o, a Ravenna, la Basilica di San Vitale e i Mausolei di Teodorico e Galla Placidia.
La forma centrica, poi, ha largo impiego nei battisteri, per ragioni pratiche e simboliche.
Fra il IX e XII secolo, il modello più diffuso è ancora l’aula longitudinale, divisa in navate, ma con alcune novità. Le chiese ad absidi contrapposte riflettono la dualità fra le autorità ecclesiastica e imperiale, incarnate da un vescovo e dal monarca. Il corpo occidentale turrito – il Westwerk – ospita la loggia del monarca, aperta sull’aula liturgica; la schermatura con veli accentua la temporalità divina della sua figura. Le chiese minori e il clero regolare rimangono, però, legati alla tradizione.
Gli Ordini religiosi e i complessi capitolari introducono profonde variazioni nel rapporto con la liturgia. I patrocini privati favoriscono la comparsa di cappelle, utilizzate come spazi di sepoltura e per le celebrazioni a carico dei titolari. Il coro, contornato da scranni lignei, accoglie religiosi e canonici. Lo sviluppo di avanzate tecniche costruttive, infine, consente la realizzazione di volte e tiburi, sebbene le coperture lignee siano la soluzione più comune.
Con queste caratteristiche, gli edifici di culto si diffondono fino ai territori più remoti, garantendo l’accesso al culto a tutte le comunità. Cominciano, però, a manifestarsi notevoli differenze in merito alla ricchezza e al decoro, oggetto di aspri dibattiti teologico-dottrinali, protrattisi nei secoli. Alla sobrietà di Ordini come i cistercensi, i certosini, i francescani osservanti, i domenicani, legati ad un’interpretazione pauperistica e interiorizzante della religiosità, si contrappone l’opulenza di cluniacensi e francescani conventuali, per i quali la grandiosità architettonica esalta la dimensione ultraterrena di Dio. Nelle grandi cattedrali, poi, il tema si carica di valenze politiche, inserito nell’antagonismo fra Comuni e Impero e nella storica contrapposizione tra guelfi e ghibellini; il fenomeno, di portata europea, ha tutt’oggi profonde conseguenze nella cultura italiana.
Nuovi e decisivi cambiamenti sopraggiungono nell’Età moderna. Nonostante le speculazioni umanistiche sulle piante centrali, la pianta longitudinale è la più adatta a recepire i canoni del Concilio di Trento (1545-1563).
Nel tentativo di arginare la diffusione del luteranesimo, del calvinismo e dell’anglicanesimo, l’assemblea conciliare rielabora il rapporto tra il fedele e la Chiesa. L’incremento delle vocazioni, dovuto al proliferare del Terz’ordine regolare, e la partecipazione attiva dei laici innescano fenomeni devozionali senza precedenti. I committenti, ecclesiastici e non, finanziano sontuose opere d’arte, concepite con finalità narrative e didascaliche, mentre reliquie e mausolei familiari occupano posizioni di rilievo all’interno delle chiese.
Lo spazio sacro è un Theatrum Sacrum dove l’arte, la musica, la luce inscenano uno spettacolo divino. Le confraternite, le corporazioni di mestiere e i gruppi nazionali acquistano spazi prestigiosi o erigono edifici di culto propri. Con queste caratteristiche, le funzioni liturgiche attraversano quattro secoli senza sostanziali mutazioni.
Tra Otto e Novecento, le vicende politiche e lo sviluppo scientifico spingono la Chiesa a riflettere sul rapporto con la contemporaneità. Il Concilio Vaticano II (1962-1965) reinterpreta il complesso dialogo con i fedeli come un costante servizio pastorale. Abbandonata la Messa in latino, il celebrante non mostra più le spalle all’assemblea, ma rivolge ad essa lo sguardo e la Parola.
La liturgia è il momento culminante; le chiese assumono forme avvolgenti, riservando il centro della scena alla funzione. Cappelle, fonte battesimale, sacrestia occupano spazi armonicamente.
