
Il mese di agosto può diventare un’occasione preziosa per rallentare, recuperare il tempo e imparare a guardare la realtà con occhi nuovi. È questo il cuore della riflessione che l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi, rivolge alla comunità diocesana in vista dell’inizio del mese tradizionalmente dedicato alle ferie.
«Il mese di agosto è tempo solitamente di vacanza. I tempi si allungano, non sono più contingentati da tante necessità, forse siamo meno indotti che in altri mesi alla corsa che solitamente facciamo per poter adempiere a tanti impegni. I tempi si allungano e siamo quindi più liberi», osserva l’arcivescovo. Una libertà che può trasformarsi in un’opportunità: «È forse il momento di prendere tempo per noi e per scoprire l’ambiente in cui viviamo».
Il primo invito riguarda la riscoperta della città, letta attraverso la prospettiva della fede. Monsignor Baturi richiama un passaggio dell’Evangelii gaudium di Papa Francesco: «Abbiamo bisogno di riconoscere la città a partire da uno sguardo contemplativo».
Uno sguardo che non si limita a osservare ciò che è utile o funzionale, ma sa cogliere una presenza più profonda. «Lo sguardo contemplativo è quello di fede che coglie Dio che abita nella città, nelle case, nelle strade, nelle piazze; che non è anzitutto teso a immettere Dio, ma a scoprirlo già presente, perché Dio accompagna il cammino dell’uomo stando presente».
Da questa consapevolezza nasce anche un modo diverso di vivere le relazioni. «Uno sguardo contemplativo sa accogliere dentro ogni cosa l’aspetto non riducibile alla sua utilità. Riconosce la gratuità, il dono che è la città, che sono le piazze, che è il nostro vivere insieme, che sono i nostri vicini, le persone a cui siamo legati».
La gratuità, sottolinea l’arcivescovo, si traduce in piccoli gesti concreti, spesso semplici ma capaci di cambiare la qualità della vita quotidiana: «Può diventare una telefonata, un “come stai?”, un fermarsi a parlare, cercare le persone sole, cercare quanti sono ammalati che magari in questo periodo sono tentati da una maggiore solitudine».
Richiamando le parole di san Paolo – «Mi ricordo di te» – monsignor Baturi invita ciascuno a fare memoria delle persone che vivono accanto a noi. «Sarebbe bello che in questo periodo noi ci ricordassimo del Dio che abita nelle città e quindi delle persone che nelle città, accanto a noi, hanno bisogno della nostra parola, del nostro sguardo».
Per l’arcivescovo, prendersi cura degli altri significa anche ritrovare il senso della propria esistenza. «Stare con loro significa arricchire di senso la nostra vita, perché parlare e trattare gli altri, anche nella loro fragilità, significa parlare e trattare noi stessi con dignità e scoprire che in questi legami la vita può essere più sensata e più felice».
Lo sguardo contemplativo si apre poi al creato. In giorni in cui il cielo estivo offre spettacoli di particolare bellezza, l’invito è a rialzare gli occhi. «Possiamo alzare lo sguardo, magari evitando di lasciarci attirare dalla TV o dagli smartphone. Guardare la natura, il cielo stellato, perché la vita può avere più senso e noi possiamo comprendere meglio il nostro posto nell’universo quando lo sguardo si allarga e riconosce quella bellezza del creato».
Una bellezza che l’arcivescovo richiama con un’espressione rimasta celebre: «La struggente bellezza del creato», augurandosi che «questa struggente bellezza faccia nascere desideri grandi, desideri belli».
Infine, il pensiero si rivolge alla famiglia, luogo privilegiato in cui vivere la gratuità. «Questa gratuità che riconosce nell’altro anzitutto un dono – perché noi siamo un dono, perché la vita è un dono, perché i rapporti sono un dono, perché i figli, i genitori sono un dono – può significare la semplicità del parlare, del farsi raccontare come davvero stanno gli altri».
L’invito è quello di approfittare del tempo estivo per condividere ciò che spesso rimane nascosto dalla frenesia quotidiana: «Dire chi siamo noi davvero, cosa abbiamo vissuto quest’anno, che cosa si è mosso nel nostro animo, quale speranza ci muove».
La riflessione si conclude con un auspicio che diventa programma per il mese di agosto: «Il tempo di agosto può essere un tempo di gratuità e di sguardo contemplativo, da rivolgere alla città e a quanti vi abitano, da posare sulla natura lasciandosi colpire dalla sua struggente bellezza, che rinvia alla più grande bellezza di Dio, e un periodo in cui riscoprire la bellezza e il dono dei legami familiari, non rinunciando a parlare. Spesso condividiamo tutto tranne ciò che davvero ci sta a cuore. Questo è il momento di riprendere a farlo».
