
«Ci sia pace in ogni parte della terra, nella libertà, nella giustizia, nella verità e nell’amore». È l’invocazione che Monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari, ha rivolto questa mattina durante la celebrazione eucaristica nella Basilica di Nostra Signora di Bonaria, in occasione della 160esima Sagra estiva dedicata alla Patrona Massima della Sardegna e Protettrice dei Naviganti.
Richiamando le origini della festa, legate al voto di alcuni giovani reduci della guerra del 1866 contro l’Impero austriaco, l’Arcivescovo ha ricordato il significato della corona d’alloro che, nel corso della processione a mare, viene deposta in memoria dei caduti di tutte le guerre. Un gesto che diventa «un’invocazione a Dio e agli uomini di pace, fraternità e riconciliazione».
Al centro dell’omelia la sofferenza provocata dai conflitti che ancora attraversano il mondo. «Non dimentichiamo le lacrime di chi soffre per la violenza e l’odio», ha affermato Baturi. «Tutta la terra è la nostra terra, tutti gli uomini sono nostri fratelli».
La celebrazione della Sagra estiva conclude quest’anno il ricco programma di iniziative promosse per il centenario della dedicazione della Basilica di Nostra Signora di Bonaria, avvenuta il 22 aprile 1926. Un percorso che, attraverso pellegrinaggi, celebrazioni liturgiche, convegni e concerti, ha coinvolto la Chiesa sarda e, in modo particolare, quella cagliaritana.
Secondo l’Arcivescovo, i numerosi momenti vissuti in questi mesi hanno mostrato «l’anima profondamente religiosa dei sardi» e il desiderio dell’uomo di cercare qualcosa che vada oltre ciò che può possedere e conquistare. «Solo l’infinito basta al cuore dell’uomo», ha sottolineato Baturi, indicando in Cristo, contemplato con gli occhi della Vergine Maria, la risposta alla domanda di pienezza e di felicità che abita ogni persona.
Un posto centrale nella riflessione è stato riservato alla supplica, espressione autentica della condizione dell’uomo davanti a Dio. «La supplica non è il gesto della disperazione, perché chi dispera impreca, non supplica. La supplica è il gesto dell’amore, a se stessi, agli altri, a Dio».
Davanti alla Madonna di Bonaria, ha spiegato l’Arcivescovo, la preghiera dei fedeli si fa richiesta di protezione, misericordia, verità e felicità, dando voce in modo particolare alle sofferenze di quanti sono segnati dalla guerra, dalla violenza e dall’odio.
Baturi ha quindi richiamato la necessità di tornare a guardare il volto di Cristo per comprendere la verità dell’uomo e della storia, mettendo in guardia dal rischio di ripiegarsi sulle proprie ambizioni e sui propri progetti.
«Dove andiamo? Che mondo stiamo costruendo? Chi ci aiuterà a costruire una vita nuova?», sono le domande poste dall’Arcivescovo, che ha indicato nella disponibilità a «svuotarsi di se stessi» la strada per accogliere i sentimenti di Cristo e aprire il cuore agli altri.
«Un cuore svuotato di sé è un cuore dilatato, pronto ad accogliere ogni fratello, un cuore che vede e ama la vita e costruisce e continuamente ricostruisce la casa comune, che ripara continuamente il tessuto di quel legame sociale che ci tiene insieme».
Da qui l’invito rivolto a ogni credente a farsi costruttore di comunione e di speranza: «Il cristiano è sempre un riparatore di brecce, un ricostruttore di case in rovina».
La celebrazione si è conclusa idealmente con l’affidamento alla Madonna di Bonaria: «Oh Madre Santissima, veglia su tutti noi, donaci la forza e la dolcezza del tuo “sì”, accompagna la nostra Chiesa, libera i cuori e guida il mondo intero verso l’armonia e la concordia».
La Sagra estiva proseguirà questa sera con uno dei momenti più attesi e partecipati: la tradizionale processione a mare nel Golfo degli Angeli. La statua della Vergine lascerà la Basilica per raggiungere il porto e proseguire sulle acque antistanti la città, accompagnata dalle imbarcazioni dei fedeli. Nel corso della processione sarà deposta in mare una corona d’alloro in memoria e in preghiera per tutti i caduti di ogni guerra, gesto che, come ha ricordato l’Arcivescovo nell’omelia, rappresenta al tempo stesso «un’invocazione a Dio e agli uomini di pace, fraternità e riconciliazione».
