
3 maggio 2026, omelia per Sant’Efisio
Chiesa di Sant’Efisio in Nora
Carissimi tutti in Cristo,
abbiamo ascoltato le Parole del Vangelo di Giovanni: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gesù risponde: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre». In questa domanda di Filippo si esprime il desiderio più profondo del cuore dell’uomo: vedere Dio. È la nostra grande aspirazione, perché vedere Dio significa conoscere la verità nella sua pienezza e vivere per sempre nella felicità.
Vedere Dio è l’ansia di un uomo che non si accontenta di una semplice sopravvivenza biologica, che non può essere saziato dalle cose del mondo. Significa fare esperienza di Lui, incontrarlo, lasciarsi riempire il cuore di speranza e di gioia, qui e ora, dentro la nostra storia, personale e sociale. Noi siamo la generazione di coloro che cercano Dio, che desiderano conoscerlo e sperimentarne la bontà.
La risposta di Gesù illumina il senso della sua missione e la natura stessa del cristianesimo: «Chi ha visto me ha visto il Padre». Gesù è il volto del Padre, il volto visibile dell’amore infinito di Dio, che in Lui diventa carezza, sguardo, compagnia vicina. Anche nel buio del nostro tempo, questo volto continua a risplendere.
Vedere Dio oggi significa incontrare, seguire, contemplare Gesù. Ed è proprio questo che il mondo fatica ad accettare: un Dio concreto, presente, incontrabile, che mette in crisi ogni potere che pretende di assolutizzarsi. Un discorso astratto su Dio può essere tollerato, ma non un Dio vivo che interpella la vita.
Ma dove possiamo vedere Dio? Anzitutto nel volto dei santi. Dio non è invisibile: lascia tracce della sua presenza, soprattutto in coloro che hanno lasciato trasformare la propria vita dall’amore di Cristo. Il santo non è un superuomo, ma un uomo vero, trasfigurato dall’amore. È la bellezza di un’umanità rinnovata che attrae. Non sono i discorsi a conquistare il cuore, ma la testimonianza di una vita.
Per questo ci stringiamo a Sant’Efisio: in lui riconosciamo lo splendore del volto di Cristo. A lui chiediamo di aiutarci a riconoscere la santità diffusa nella Chiesa. «Noi siamo gente santa»: siamo chiamati a riconoscere questa santità, senza fermarci solo agli aspetti di fragilità e di peccato, che pure esistono, ma che possono essere purificati e trasfigurati.
Il santo vive pienamente il tempo, ma guarda oltre; è profondamente legato agli uomini, ma libero al punto da donare la propria vita per un amore più grande. Per questo Gesù può dire: «Io sono la via, la verità e la vita». La verità non è un’idea, ma una persona; la vita è una presenza; la strada è Cristo stesso.
Abbiamo bisogno di uomini e donne credibili, capaci di illuminare la notte della violenza, della guerra, del disamore. Non bastano le parole: serve la testimonianza. Abbiamo bisogno di persone che vivano la verità che annunciano.
Il volto dei santi ci insegna anche a riconoscere Dio nei poveri e nei bisognosi. Cristo si identifica con loro: nei malati, negli affamati, nei carcerati. La fede è imparare a guardare gli uomini con lo sguardo di Dio. Non è solo credere in Dio, ma partecipare al suo amore per ogni persona, soprattutto per chi soffre.
Quante malattie del cuore abitano la nostra vita: odio, divisione, invidia, rancore, perdita del gusto di vivere. A Sant’Efisio chiediamo di intercedere perché queste ferite siano guarite. La sua preghiera, prima del martirio, era per il popolo e per i sofferenti: anche oggi accompagna il nostro cammino.
L’uomo è prezioso: ogni vita è destinata a riposare in Dio. Per questo la carità cristiana si oppone alla violenza che riduce le persone a strumenti di potere. I fratelli bisognosi sono la carne di Cristo.
Dio si lascia incontrare anche nel volto del popolo cristiano. Siamo un popolo riscattato dal sangue di Cristo e dal sangue dei martiri, come Sant’Efisio, che ha dato la vita perché restassimo uniti. È un popolo che conosce la fatica, ma anche la solidarietà; che custodisce la bellezza, il lavoro, la cultura, la capacità di pensare e di esprimersi con passione.
È un popolo dai molti colori e dalle diverse melodie, ma unito da un’unica appartenenza. La terra diventa casa grazie ai valori che la abitano: il bene, il perdono, la solidarietà. Sono valori plasmati dalla fede, che oggi devono essere riscoperti come scelta personale.
Ciascuno è chiamato, di fronte alla testimonianza di Sant’Efisio, a rinnovare la propria adesione a Cristo. Questo patrimonio non può restare solo tradizione: deve diventare esperienza viva, dialogo personale con Dio.
Di fronte alla violenza e alla guerra, opponiamo la bellezza di un popolo che valorizza ogni diversità senza perdere l’unità, come in una famiglia. Tante sono le sfide che attendono la nostra terra: povertà, lavoro, disoccupazione. Insieme possiamo costruire un futuro più degno, capace di coniugare modernità e radici.
Carissimi, noi vogliamo vedere Dio. Desideriamo la vita, la verità, il destino. È Gesù che ci viene incontro per mostrarci il volto di Dio e compiere questa attesa. E lo fa anche attraverso il nostro Santo.
Chiediamo a Sant’Efisio di intercedere per la nostra terra e per il nostro popolo, perché sia estirpata la peste della guerra e del disamore, e possiamo riconoscere Dio nel volto della Chiesa e dei fratelli più bisognosi.
Amen.
