Omelia per la Veglia Pasquale nella Notte Santa 2026

Omelia per la Veglia Pasquale nella Notte Santa
Cattedrale di Cagliari, 4 aprile 2026

«Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù» (Rm 6,8-11).

Il battesimo ci fa partecipare intimamente alla risurrezione di Gesù Cristo: morti al male, liberati da una vita spesa per il nulla, per ciò che è vano, viviamo «per Dio, in Cristo Gesù». La novità del battesimo è questa vita “per” l’assoluta Verità, l’infinito Amore, l’eterna Bellezza. Non è una novità superficiale ma una relazione essenziale. La novità è una relazione con Dio, in Cristo, che segna il destino, lo scopo, l’ambiente del vivere. Se noi viviamo “in” Cristo, vuole dire che ci muoviamo in lui, che la sua presenza prende, abbraccia tutta la nostra esistenza in ogni sua espressione, che noi siamo lo spazio della sua presenza nel mondo. Cristo Risorto vive ed agisce “in” noi e attraverso noi vive e agisce nel mondo e così partecipa da protagonista alla storia degli uomini. Il cristiano diviene protagonista della storia proprio rendendo presente Gesù Cristo.

Come si afferma questa vita “per” Dio e “in” Cristo? Pregando le Lodi, stamani, sono rimasto impressionato da un versetto del Salmo 63(64): «Meditano iniquità, attuano le loro trame: un baratro è l’uomo e il suo cuore un abisso» (v. 7). Questo Salmo è pregato dalla Chiesa in riferimento alla passione di Cristo, e in questa Settimana Santa abbiamo ripercorso, soprattutto nell’ascolto dei racconti della Passione, l’ingiustizia usata contro Gesù, fino all’ultima sua ultima malvagia manifestazione, la condanna alla morte e alla morte di croce. La Bibbia indica la fonte di tanto male nell’abissale profondità del cuore umano. Questo mistero spiega perché lo stesso carico di prepotenza, egoismo, paura, indifferenza, cinismo, con le sue conseguenze di sofferenza ingiusta e morte, stia ancora segnando la nostra storia, la cronaca di guerra e di violenza privata e pubblica che quotidianamente viviamo. Nella storia si distende tutto il male concentrato in quei giorni, nell’«ora» lasciata al «potere delle tenebre» (Lc 22,53).

Anche il profeta aveva dichiarato: «Niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce! Chi lo può conoscere?» (Ger 17,9). Chi può conoscere la sofferenza di un poco più che bambino che compie a scuola una grave violenza per vendicarsi di una vita che sente ingiusta e banale, «per rompere una routine noiosa nel modo più estremo possibile»? Quanto rancore verso la vita si scarica nella violenza verso gli altri e verso se stessi? Come comprendere quel che accade nell’animo di governanti che preferiscono sacrificare un numero impressionante di vite umane per realizzare progetti di potere e di ricchezza? Sembra proprio, come ha scritto quel tredicenne, forse copiando frasi lette nei social media, che «l’unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita ha importanza al di fuori della mia» (non si tratta certo di discutere di quel ragazzo ma dell’idea della vita che ha assorbito e che esprime in modo così lucido). È questo il vero mistero, quello della libertà che può negare la verità e il valore della vita e delle persone. Gesù stesso aveva detto: «Dal di dentro, infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo» (Mc 7,21-23).

Resta la domanda su cosa possa cambiare l’uomo nell’interno e cosa possa far cambiare il corso della storia. Un Padre della Chiesa affermava che solo Cristo può operare questo cambiamento perché Egli è l’«uomo veramente compiuto», «munito di un cuore profondo», nel quale Dio è esaltato e glorificato (Eusebio di Cesarea, Commento ai Salmi, 63(64), 7-8). È Cristo il vero cambiamento perché è l’uomo dal cuore più profondo del male, tanto profondo da congiungersi al cuore stesso di Dio.

Il punto da contemplare sempre, e che sempre ci sorprende, è che il mistero della salvezza dal male è così profondo che non si può affrontare, se non affermando e partecipando all’abissale misteriosità della morte, della discesa agli inferi e della risurrezione del Signore Gesù Cristo. Accettando la morte, scendendo nelle viscere della terra, aprendo gli inferi, Cristo ha raggiunto la profondità del cuore dell’uomo e vi ha restaurato l’immagine di Dio.

Nel battesimo accade proprio questo: Cristo risorto, l’uomo dal cuore profondo, cambia nell’intimo il rapporto con Dio, con noi stessi, con gli altri e la storia. Nella profondità dell’uomo possiamo riconoscere, risanate, l’immagine e la somiglianza di Dio. Diventiamo capaci di offrire la riconciliazione e la pace, l’amicizia a tutti, difendendo il frammento di verità che è in ciascuno. Nella sua ultima Enciclica, papa Francesco afferma la necessità che tutte le azioni siano poste sotto il “dominio politico” del cuore (Dilexit nos, 13): un cuore risanato deve diventare capace di rinnovare la convivenza, la politica, l’economia, gli affari, l’educazione e le famiglie.

La professoressa colpita a scuola da quel ragazzo al quale prima accennavo, il giorno dopo ha scritto una commovente lettera: «Sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore […]. Il corpo ha ferite profonde ancora fresche. Ma il mio spirito è vivo. E questa vita è un dono che non sprecherò. […] Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio. […] Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte. […] Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. […] Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili».

Il cambiamento può avvenire per uno sguardo che recupera nel cuore dell’uomo ciò che è più profondo del male, ed è l’immagine e la somiglianza di Dio, che si esprime soprattutto nella nostalgia e nell’affermazione dell’amore, della verità, della bellezza.

Cari amici e fratelli, cari catecumeni, siamo chiamati a stare nel mondo proprio per rendere l’evento pasquale di Cristo protagonista di un cambiamento, per accompagnare gli uomini e questa gratitudine, per cambiare la violenza in gratuità, le ferite in ponti. Non abbandoniamo il posto che ci è dato, continuiamo a testimoniare che in Cristo risorto, il cuore dell’uomo è mutato e la storia ha un nuovo destino. Facciamoci protagonisti delle vicende della storia, senza limitarci a subirla, per evitare che le sorti delle comunità e del mondo siano in mano a gente cattiva.

«Viventi per Dio, in Cristo Gesù». La nostra vocazione fondamentale è essere anche noi «uomini dal cuore profondo», offrendoci come lo spazio, la casa, il corpo della continua incarnazione e risurrezione del Signore nel mondo. Attraverso noi Egli possa incontrare gli uomini, e gli uomini possono poter intravvedere la pace e la riconciliazione della risurrezione.

«Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno» (Mt 20,10). Di questo annuncio siamo costituiti profeti.

condividi su