L’omelia per la Domenica delle Palme 2026

Domenica delle Palme – Passione del Signore

Cattedrale di Cagliari, 29 marzo 2026

Con le palme abbiamo accolto esultanti «Colui che viene nel nome del Signore» e abbiamo manifestato la volontà di seguirlo fino alla croce per essere partecipi della sua risurrezione.

Particolarmente in questa Settimana Santa, il mistero della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù si proietta sul nostro tempo, sull’oggi che viviamo, per spiegarne la direzione ultima e svelarne le forze. Solo guardando la croce di Gesù possiamo spiegarci questo tempo nel quale la morte e la vita, l’odio e l’amore, continuano ad affrontarsi «in un prodigioso duello» (Sequenza di Pasqua). Come oggi, anche allora ci sono stati giorni terribili nei quali sembrava aver vinto la morte, col suo seguito di divisione e inimicizia, indifferenza e ingratitudine, violenza e guerra. Ci sono stati giorni nei quali Dio stesso sembrava esser stato ridotto al silenzio. Alla domanda del Figlio: «perché mi hai abbandonato?», è sembrato agli uomini, e anche agli amici di Gesù, che il Padre non abbia risposto, abbia preferito tacere. Come il dolore muto di certi genitori che accompagnano impotenti i figli nella malattia o li riaccolgono morti dai tanti fronti di guerra di oggi, senza poter offrire l’aiuto che vorrebbero dare e la risposta che vorrebbero ricevere. Perché, Dio mio, tanto dolore? Dove sei, mio Dio, quando la scena del mondo è occupata dall’ingiusta sopraffazione e dalla sofferenza?

Al culmine del drammatico duello di questa settimana sentiremo l’annuncio che ci libera dalla paura e apre i cuori alla speranza: «Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa» (Sequenza di Pasqua). Che questo annuncio diventi sentimento del vivere, forza e compito. Vince la vita, vince l’amore. Non scoraggiamoci, non desistiamo dal testimoniare la verità e dal fare il bene, siamo fedeli nella sequela del Signore anche nella via crucis. Il Padre non è indifferente, non è impotente: Egli ha risposto nella risurrezione del Figlio che, per questo, continua a camminare nella storia, a venire, a dare senso alle nostre esistenze e vigore a questa «umanità sfinita per la sua debolezza mortale» (Colletta del lunedì santo).

All’inizio della Santa Messa abbiamo pregato Dio onnipotente perché «abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione» (Colletta). Il primo nostro compito è far memoria. Non dimentichiamo. Dobbiamo “aver presente” perché “è presente” sia quella morte sia, soprattutto, quella risurrezione, oggi come allora. Gesù continua a morire per mano degli uomini, e continua eternamente a risorgere per la misericordia del Padre e per la nostra salvezza. Nel mondo che grida il bisogno della salvezza e della pace noi rendiamo presente il mistero di Gesù Cristo morto e risorto. È un mistero che si fa presente nella testimonianza di uomini e donne che gli appartengono e che si stringono alla croce come unica loro speranza.

Il Signore morto e risorto ci doni di imitare il mistero che celebriamo, sull’esempio di San Francesco, del quale ricordiamo gli 800 anni dalla morte. Egli «con imitazione perfetta, si studiò di essere conforme, da vivo al Cristo vivente; in morte, al Cristo morente e, morto, al Cristo morto, e meritò l’onore di portare nel proprio corpo l’immagine di Cristo visibilmente» (Leggenda maggiore, 12,4). Il Signore ci conceda la perfezione di un amore che ci trasformi nell’immagine del Risorto e renda visibile la vittoria della vita!

 

 

 

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