
Una testimonianza di fede, missione e speranza in un tempo attraversato da conflitti. È quella offerta a Cagliari da padre Pierluigi Maccalli, missionario della Società delle Missioni Africane, ospite della diocesi su invito del Centro missionario diocesano in occasione della Giornata di preghiera e digiuno per la pace promossa dalla Conferenza episcopale italiana.
Nel corso dell’incontro con la comunità diocesana, il missionario ha condiviso la sua esperienza di vita e di missione in Africa, segnata anche dalla drammatica vicenda del sequestro vissuto in Niger e concluso nel 2020 dopo oltre due anni di prigionia.
Partendo dall’attualità internazionale, padre Maccalli ha invitato a riflettere sul clima di crescente tensione che attraversa il mondo. «Sono rimasto molto colpito – ha raccontato – quando, rientrato in Italia dopo il sequestro, ho iniziato ad ascoltare tante parole di guerra, a vedere immagini di violenza e a sentire parlare sempre più spesso di riarmo. Mi sono chiesto: dove stiamo andando?».
Per il missionario la pace resta una parola fragile ma fondamentale, oggi spesso messa in secondo piano nel dibattito pubblico. «Io sono missionario per un mondo migliore, per un mondo di pace. Parlare di pace, annunciare la pace, missionare la pace è oggi un compito urgente».
Nel suo intervento ha richiamato anche il cuore del messaggio cristiano: «Il Vangelo è un annuncio di pace. Siamo nel tempo della Quaresima e la prima parola del Risorto è “Pace a voi”. È da qui che dobbiamo ripartire».
Padre Maccalli ha quindi raccontato la sua esperienza missionaria in Costa d’Avorio e Niger, due realtà molto diverse tra loro. «L’Africa – ha spiegato – non è una sola realtà, ma un continente fatto di tante Afriche».
In Costa d’Avorio ha incontrato una Chiesa viva e radicata, inserita in una società caratterizzata dalla convivenza tra cristiani e musulmani. «È stata la mia prima esperienza missionaria e il primo incontro con un’Africa piena di vita».
Diversa la situazione del Niger, paese a larghissima maggioranza musulmana dove i cristiani rappresentano una piccola minoranza. «Anche lì la presenza cristiana è stimata e apprezzata perché vicina alla popolazione e ai suoi bisogni».
Il missionario ha ricordato in particolare la forte presenza di giovani: «Il cinquanta per cento della popolazione ha meno di quindici anni. È un popolo pieno di vita e di futuro».
La testimonianza di padre Maccalli si inserisce nel percorso di preghiera e riflessione promosso dalla Chiesa italiana per invocare il dono della pace e mantenere viva l’attenzione sulle numerose situazioni di conflitto che attraversano il mondo, comprese quelle spesso dimenticate, in particolare nel continente africano.
