
Domenica 8 marzo, nella III domenica di Quaresima, l’Arcidiocesi di Cagliari celebra nelle parrocchie la Giornata diocesana della Carità, un appuntamento che richiama tutta la comunità cristiana al cuore del Vangelo: l’amore che si traduce in gesti concreti di attenzione verso chi vive situazioni di fragilità.
Nella lettera inviata alle parrocchie, alle comunità religiose, ai gruppi ecclesiali e agli organismi di carità, l’arcivescovo monsignor Giuseppe Baturi ricorda in una lettera come “la Quaresima sia un tempo prezioso per ritornare all’essenziale della fede e lasciarsi trasformare dall’amore di Dio”. È un tempo favorevole per rimettere Dio al centro della vita, rinnovando la fede attraverso l’ascolto della Parola e il cammino di conversione.
“La conversione – sottolinea l’arcivescovo – non è soltanto uno sforzo morale, ma nasce dall’incontro vivo con Cristo e si manifesta nella capacità di ascoltare anche il grido di chi soffre. In questo senso la Giornata diocesana della Carità diventa un’occasione concreta perché le comunità cristiane crescano come luoghi di accoglienza, giustizia e solidarietà”.
Le offerte raccolte durante le Messe di domenica 8 marzo saranno destinate al sostegno delle persone più fragili del territorio. Si tratta di un segno di partecipazione comunitaria che rende visibile una fede capace di tradursi in condivisione e attenzione agli ultimi, generando relazioni autentiche, fiducia e speranza.
Come previsto dalla normativa canonica (can. 1266 del Codice di Diritto Canonico), l’offerta diocesana raccolta in questa giornata deve essere versata integralmente.
Il versamento potrà essere effettuato attraverso le seguenti modalità:
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Bonifico bancario
IBAN: IT52C0306909606100000000713
Intestato a: Amministrazione Curia Arcivescovile
Causale: Giornata per la Carità Diocesana 2026 -
Bollettino postale
n. 11314093, intestato a Curia Arcivescovile -
Consegna diretta
in contanti o assegno presso l’Ufficio economato della Curia diocesana.
La Giornata diocesana della Carità si inserisce così nel cammino quaresimale come un invito a vivere la fede non solo come esperienza personale, ma come responsabilità condivisa verso i fratelli, in particolare verso chi vive situazioni di povertà e fragilità.
