Dal Seminario alle periferie: l’esperienza di un seminarista al Sermig di Torino

Per alcune settimane, sulle pagine del sito diocesano, vogliamo offrire ai lettori uno sguardo diretto sulle esperienze vissute dai seminaristi del terzo anno pastorale della nostra diocesi. Un tempo formativo che, secondo le indicazioni della nuova Ratio Nationalis, invita a uscire dai confini della pastorale ordinaria per incontrare altri contesti ecclesiali, sociali e culturali.

Oggi diamo spazio alla testimonianza di Michele Fanunza, seminarista originario di Settimo San Pietro, che per due mesi è stato ospite dell’Arsenale della Pace di Torino, la casa della Fraternità missionaria del Sermig, fondata da Ernesto Olivero e oggi presente anche in Brasile e in Giordania.

Questa esperienza si inserisce nella prima parte del terzo anno pastorale ed è stata vissuta come un tempo intensamente formativo sul piano umano, spirituale e pastorale. L’Arsenale della Pace, ex arsenale militare riconvertito in luogo di accoglienza, preghiera e servizio agli ultimi, sorge nel quartiere di Borgo Dora, vicino a Barriera di Milano, una zona complessa e multiculturale della città di Torino, segnata da fragilità sociali ma anche da una ricca rete di relazioni e iniziative solidali.

Michele non ha vissuto questa esperienza da solo: con lui c’erano altri tre seminaristi provenienti da diocesi diverse. La condivisione della vita quotidiana, del servizio e della preghiera ha offerto un’immagine concreta di Chiesa universale, vissuta nella fraternità. Accanto a loro, un gruppo stabile di giovani dell’Arsenale ha permesso di sperimentare uno stile di vita semplice e comunitario.

Le giornate erano scandite da attività essenziali: pulizie, lavoro in fabbrichetta, scuola di italiano, doposcuola, accoglienza delle persone senza dimora e ascolto di storie spesso segnate dalla sofferenza. Ogni gesto, anche il più ordinario, si è rivelato occasione di formazione e di crescita.

In questo contesto, il servizio si è manifestato non solo come “fare”, ma soprattutto come “stare con”: condividere tempo, lavoro e talvolta il silenzio. Un’esperienza che educa alla prossimità e all’accompagnamento, dimensioni fondamentali per il ministero sacerdotale oggi.

La vita comunitaria con la Fraternità del Sermig, i volontari, i giovani e i seminaristi ha permesso di sperimentare una Chiesa fatta di laici e consacrati, uniti da una scelta radicale di Vangelo e da una forte corresponsabilità ecclesiale. Una vera scuola di umanità, umiltà e discernimento, che aiuta a crescere nella compassione e nell’ascolto, cercando di assumere “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5).

Al termine di questi due mesi, Michele riparte con gratitudine e con una consapevolezza più matura, in vista della prossima tappa del suo cammino a Pawaga, in Tanzania. Un’esperienza che lascia un segno profondo e ribadisce come pace, carità e prossimità non siano aspetti accessori del ministero, ma il suo fondamento quotidiano.

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