
La Chiesa di Cagliari si prepara a vivere la XXXIV Giornata Mondiale del Malato, promossa dall’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute, con un percorso articolato in tre celebrazioni eucaristiche che accompagneranno la comunità diocesana nei mesi di febbraio, marzo e aprile.
Al centro delle iniziative il tema ispirato alla parabola evangelica del buon Samaritano:
«La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro», richiamo forte alla responsabilità cristiana di farsi prossimi a chi soffre, nella malattia e nella fragilità.
A illuminare il cammino è anche il messaggio di Papa Leone XIV, che ricorda come la dignità della persona resti intatta in ogni condizione della vita:
«Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio».
Il calendario delle celebrazioni
Il primo appuntamento è in programma sabato 15 febbraio 2026 alle ore 10.30, nella Cattedrale di Cagliari, con la Santa Messa Capitolare presieduta da mons. Marcello Contu, direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute. La celebrazione sarà animata dalla Liturgia Polifonica Kalaritana, diretta dal maestro mons. Gianfranco Deiosso.
Il secondo momento si terrà domenica 1 marzo 2026 alle ore 17.00, nella parrocchia Vergine della Salute di Cagliari. La Santa Messa sarà presieduta da S.E. mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari. Al termine è previsto un momento di condivisione fraterna, con la partecipazione di Antonio Correa, come segno concreto di ascolto e vicinanza.
Il percorso si concluderà sabato 11 aprile 2026 alle ore 17.00, a Siurgus Donigala, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria, con la celebrazione eucaristica presieduta ancora dall’arcivescovo mons. Giuseppe Baturi.
Un cammino di Chiesa accanto ai sofferenti
La Giornata Mondiale del Malato rappresenta per la Chiesa diocesana un’occasione preziosa per rinnovare l’attenzione pastorale verso i malati, le loro famiglie e quanti operano nel mondo della sanità e del volontariato. Un invito a riscoprire la compassione come stile evangelico, capace di trasformare la sofferenza in luogo di incontro, speranza e comunione.
